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Per l'Italia previsioni Ue in chiaroscuro

Cresce il Pil, ma il debito aumenta più delle stime del Def

Sergio De Nardis 16/05/2024

Per l'Italia previsioni Ue in chiaroscuro  Per l'Italia previsioni Ue in chiaroscuro La Commissione europea prevede per l’Italia una crescita del Pil dello 0,9% quest’anno e dell’1,1 nel 2025, collocandosi un filo più in basso rispetto alle stime del governo (1% nel 2024 e 1,2 l’anno prossimo). In questa previsione, l’occhio del congiunturalista è colpito da un’apparente incongruenza. La crescita del PIL “grezzo” 2024 (0,9%) è uguale a quella del Pil che si ricava dal profilo trimestrale (destagionalizzato e corretto per i giorni di lavoro) leggibile nell'appendice del rapporto. Non dovrebbe essere così. Il maggior numero delle giornate lavorative del 2024 è tale da situare la dinamica del Pil grezzo sopra quella del Pil corretto per i giorni di circa un paio di decimi di punto. Quindi a un Pil che cresce dello 0,9% corretto per i giorni dovrebbe corrispondere un Pil grezzo in aumento dell’1-1,1%. L’incongruenza colpisce anche perché nel 2025, la previsione della Commissione rispetta correttamente il gioco dei giorni che il prossimo anno sarà sfavorevole, dando luogo a una dinamica del Pil grezzo più bassa di quella corretta per i giorni. Si dirà che sono minuzie, ma i decimali, col ripristino delle regole di bilancio, tornano a contare. Anche perché le cose non vanno bene nella previsione governativa, secondo la Commissione, su altri fronti, per cui ogni decimale in più farebbe comodo. Le più forti differenze con la previsione macroeconomica del governo, che si ripercuotono sulla finanza pubblica, riguardano l’inflazione.
 
La Commissione stima un rallentamento del deflatore del Pil (dal 5,3% del 2023 al 2,2 di quest’anno e all’1,8 nel 2025) più intenso di quello atteso dal governo (2,6 nel 2024 e 2,3 nel 2025), con la conseguenza che il Pil nominale (variabile rilevante per i conti pubblici) per Bruxelles crescerà nel biennio 2024-25 di oltre un punto in meno di quanto supposto nel Def (cioè del 6,1 anziché del 7,3%). Alla differenza di Pil nominale si associano poi attese di deficit, calcolato a politiche invariate, più sfavorevoli di quelle ipotizzate nella previsione del governo che è invece a legislazione vigente (nel 2025 deficit/Pil al 4,7%, contro un'ipotesi tendenziale Def del 3,7), nonché l’assenza del programma di privatizzazioni indicato dal governo. Tutto ciò dà luogo a una marcata divergenza del rapporto debito/Pil: per la Commissione si collocherà nel 2025 al 141,7%, quasi 3 punti oltre la previsione Def e quindi in più forte crescita rispetto ai livelli correnti (137,3 a fine 2023). Circa il 60% del maggiore debito è dovuto al più basso Pil nominale, il resto in parti uguali alle politiche invariate e alle mancate privatizzazioni. Ma questi ultimi erano fattori di divergenza scontati, dato l’approccio da sempre seguito dalla Commissione. Il motivo aggiuntivo della più pessimistica previsione sul debito è la macroeconomia e non riguarda la crescita del Pil reale su cui tutti puntano l’attenzione, ma la discesa dell'inflazione.
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