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Si vota in Confindustria

Corpi intermedi più democratici dei partiti?

Giuseppe Roma 29/02/2024

Si vota in Confindustria Si vota in Confindustria Il prossimo 4 aprile verrà votato il nuovo presidente di Confindustria dopo un percorso procedurale che può apparire complicato, ma pare in grado di garantire un certo livello di trasparenza e di contendibilità delle cariche. Il presidente di una grande organizzazione imprenditoriale deve rispondere a criteri di rappresentatività, deve dimostrare visione politica ad ampio raggio, deve saper gestire una governance complessa. Alla guida di Confindustria si sono succeduti personaggi molto diversi, esponenti di quella che un tempo era la massima industria nazionale come l’avvocato Agnelli o imprenditori medio piccoli, rappresentanti di settori tradizionali o innovativi. Naturalmente nei decenni le prestazioni effettive sono state molto variabili, e lo stato di salute dell’organizzazione ha avuto alti e bassi. Ma almeno su un punto le vicende confindustriali costituiscono un esempio positivo per il paese e cioè il rispetto delle regole. E poi, almeno finora, nessuno ha chiesto il terzo mandato, la pur necessaria competizione elettorale non ha lacerato le parti in campo fino alla conflagrazione o importanti scissioni, le regole statutarie non sono state modificate in vista delle elezioni. Tutti comportamenti cui ci ha invece abituato la politica nazionale. Meccanismi simili sono presenti anche in altre organizzazioni datoriali, per la verità non in tutte. Anche nel sindacato è stato garantito un ricambio, magari con l’appendice di una candidatura al parlamento. Fanno eccezione Bruno Storti segretario Cisl per 18 anni e poi presidente del Cnel per 12 anni e Luciano Lama a capo della Cgil per 16 anni. Ma si sa, spesso le eccezioni confermano la regola.
 
Il mantenimento di procedure democratiche nel funzionamento interno non garantisce ai corpi intermedi un ruolo di effettiva mediazione fra cittadini, imprese, lavoratori e pubbliche istituzioni. Per fare bene il proprio lavoro gli organismi di rappresentanza devono saper interpretare i bisogni e gli interessi dei propri iscritti, e ora devono anche comunicare bene, vincendo la concorrenza dei social, che favoriscono la disintermediazione. Organismi con milioni di iscritti, sedi in tutta Italia, migliaia di funzionari diventano strutture pesanti e costose, con il problema del finanziamento. Non da ultimo, diventano centri di potere non esenti da distorsioni. Sta qui parte della crisi dei corpi intermedi che comunque se paragonati ai partiti e movimenti politici appaiono più capaci di organizzare reti sociali e processi di elezione trasparenti.
 
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