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Fisco, concordato preventivo a rischio flop

La riedizione della misura del 2003-2004 è incompatibile col regime forfettario

Claudio Di Donato 21/02/2024

Fisco, concordato preventivo a rischio flop Fisco, concordato preventivo a rischio flop Uno dei pilastri della riforma fiscale del governo Meloni è il concordato preventivo biennale. La riedizione, non in fotocopia, della misura in vigore nel 2003/2004 che fu un clamoroso flop con meno di 100mila aderenti. L’esecutivo confida che il nuovo concordato sarà un successo e consentirà un incremento di gettito la progressiva riduzione delle aliquote. La platea potenziale è intorno a 2,2 milioni di contribuenti e per favorire l’adesione il governo ha cancellato il criterio di un punteggio ISA (fedeltà fiscale) almeno pari a 8. Circa il 56% delle partite Iva ha un voto inferiore, quindi non avrebbe potuto aderire al concordato. L’Agenzia delle entrate quindi presenterà la proposta a tutti coloro che rientrano nei limiti dei ricavi e non hanno debiti tributari, anche ai contribuenti con bassa fedeltà fiscale. Quali saranno i criteri e soprattutto gli obiettivi per la formulazione delle proposte? Il decreto non li specifica, rimandando la questione alla fase di accertamento. Ma non è un dettaglio capire come si comporterà il fisco con il contribuente che presenta un voto molto basso, ad esempio 2. Al tempo stesso non è previsto alcun elemento premiale al contribuente con voto superiore a 8 e mancano incentivi all’efficienza fiscale di imprese e autonomi.
 
La principale criticità del concordato, tuttavia, è l’esistenza del regime forfettario, al quale aderiscono circa 1,8 milioni di partite Iva. Per loro la proposta nella fase sperimentale avrà validità di un solo anno ma costruirla sarà molto complicato, in quanto il fisco dispone di pochissimi dati (ricavi, reddito e imposte) e la casella “informazioni aggiuntive” è vuota, tant’è che si è resa necessaria una proroga e la sospensione delle sanzioni. È assai probabile che il fisco non abbia informazioni sufficienti per avanzare proposte allettanti. Ma la vera questione è perché mai un forfettario debba promettere in anticipo un aumento di ricavi e reddito o addirittura rischiare di passare al regime ordinario, rinunciando a una flat tax al 15% (al 5% per i primi 5 anni di attività). L’ampliamento del regime forfettario prima, e l’introduzione del concordato preventivo adesso, non esprimono un’idea coerente di riforma del fisco e, soprattutto, sono lontani anni luce rispetto a un sistema che dovrebbe incentivare l’impresa ad accrescere la capacità produttiva per abbassare il livello di tassazione media sul reddito prodotto.
 
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