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Privatizzazioni, fondi pensione e assicurazioni

Perché gli investitori istituzionali italiani sono poco coinvolti

Il Previdente 20/02/2024

Privatizzazioni, fondi pensione e assicurazioni Privatizzazioni, fondi pensione e assicurazioni Un ampio programma di privatizzazioni richiede una domanda coerente con gli asset in vendita, che devono essere e sono comunque di qualità. Soprattutto se si vuole condurre in porto l’operazione a prezzi adeguati e non criticabili. Nel dibattito, si tende a dare per scontato che la domanda arriverà dagli investitori istituzionali esteri, come se gli investitori italiani fossero per definizione poco interessati ovvero di dimensioni troppo modeste.  La recente ricerca di Intermonte e del Polimi sembrerebbe dare ragione a questo comune pregiudizio. Il complesso degli investitori italiani pesa solo il 10% sulle azioni del FTSE Mib (le più rilevanti). Non servono confronti per comprendere che si tratta di un’incidenza bassissima, gli investitori francesi e i tedeschi mettono oltre il doppio nelle lore rispettive Borse. È chiaro  che c’è un tema di appetito per il rischio, considerato che, quando si viene a considerare i titoli di Stato, la situazione si ribalta e gli investitori italiani li comprano in quantità. Siamo in qualche modo di fronte a due bias, uno negativo verso l’azionario e l’altro positivo verso il debito.
 
Fondi e assicurazioni, investitori potenzialmente pazienti e di lungo periodo, sono un caso a parte, date le loro caratteristiche. Le masse di entrambe sono piuttosto rilevanti in teoria. Purtroppo, entrambi tendono a investire poco in titoli azionari, per ragioni prudenziali o, nel caso delle compagnie assicurative, per i rilevanti assorbimenti patrimoniali richiesti. Soprattutto per le compagnie, è poi anche fondamentale ottenere un rendimento ricorrente sotto forma di dividendo atteso.  Sotto questo profilo è oggi assai rilevante la concorrenza delle banche che, nel breve, non sembrano superabili in termini di dividendo annuo corrisposto. In ogni caso gli asset di fondi e compagnie vanno profondamente diversificati e difficilmente potranno mettere grandi parti del pur relativamente piccolo portafoglio azionario su pochi titoli. Per entrambi i motivi – relativamente pochi fondi investiti in azioni e marcata naturale diversificazione dei portafogli – anche da fondi pensione e compagnie assicurative non ci si può attendere una domanda così rilevante sui titoli azionari che verranno offerti agli investitori globali nelle preannunciate operazioni di privatizzazione.
 
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