Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Stellantis, sussidi e capitale pubblico non sono la soluzione

Occorrono economie di scala per rendere competitiva la transizione all'auto elettrica

Claudio Di Donato 08/02/2024

Stellantis, sussidi e capitale pubblico non sono la soluzione Stellantis, sussidi e capitale pubblico non sono la soluzione È da 30 anni che si polemizza sull’italianità della Fiat, dall’accordo con GM alla nascita di Stellantis, come se ci fosse una stretta relazione tra la carta d’identità degli azionisti e i livelli produttivi. Continuiamo, nel segno di Enrico Cuccia, a preoccuparci degli assetti proprietari delle imprese e a trascurare quelli industriali. È sufficiente ricordare che già 20 anni orsono l’Italia occupava, come oggi, l’ottava posizione tra i paesi produttori in Europa, superata anche da Gran Bretagna, Spagna, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia che non dispongono di industrie a controllo nazionale. Il ruolo di azionista dello Stato francese non ha impedito il dimezzamento dei livelli produttivi in Francia in meno di 20 anni.
 
Anche la Germania ha sacrificato la produzione indigena ma ha compensato in termini di valore aggiunto che, fatto 100 nel 1995, oggi supera 360, mentre per Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna è rimasto sostanzialmente stabile a valori correnti.Tedeschi esclusi, l’industria europea dell’auto sta arretrando in modo clamoroso, e le prospettive segnalano burrasche in arrivo. La transizione all’elettrico è schizofrenica sul piano normativo e completamente assente su quello strategico-industriale, con riflessi negativi sulla competitività delle imprese. Non è questione di incentivi, ma di economie di scala se un’auto elettrica in Europa costa in media il 27% in più dello stesso modello con motore termico, mentre in Cina con l’elettrico si risparmia il 33%. In Europa si discute ancora sul calendario della transizione, mentre l’industria cinese si prepara ad aprire stabilimenti nel Vecchio Continente con un enorme vantaggio sull’elettrico e sarà inevitabile la selezione darwiniana per gli attuali 213 siti produttivi. In questo scenario si riaffaccia l’ipotesi di una partecipazione pubblica in Stellantis a tutela dell’italianità e dei livelli produttivi, ma oltre i capitali necessari (tanti) si devono portare competenze e le esperienze di TIM, ex-Ilva e Ita dovrebbero consigliare di percorrere altre strade.
Altre sull'argomento
Il surreale dibattito sull'auto
Il surreale dibattito sull'auto
Sbagliano sia la premier Meloni sia l'Ad di Stellantis Tavares
Contundente
Contundente
Gioiello
Tormenti (e scenari) americani
Tormenti (e scenari) americani
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.