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Il viceministro Leo tra evasione e terrorismo

Attaccato dalla destra per aver difeso la lotta all'evasione fiscale

Paolo Mazzanti 07/02/2024

Il viceministro Leo tra evasione e terrorismo Il viceministro Leo tra evasione e terrorismo Al povero (si fa per dire, visto che è un noto fiscalista nonché uno dei parlamentari più ricchi) viceministro alle Finanze Maurizio Leo (Fdi) deve essere scivolata la frizione quando la settimana scorsa in commissione alla Camera ha osato paragonare l’evasione fiscale al terrorismo. Paragone invero ardito, se non per il fatto che anche l’evasione, come il terrorismo, mina le basi dello Stato. Apriti cielo. Le opposizioni hanno sottolineato la contraddizione tra le dichiarazioni di Leo e quelle di Meloni, che in campagna elettorale aveva definito la lotta ai piccoli evasori “un pizzo di Stato”, dimenticando che da noi l’evasione è di massa e riguarda i piccoli forse più dei grandi.
 
Poi Leo si è preso le contumelie dei suoi alleati, a partire dalla Lega e dai giornali di destra che gli hanno rimproverato non solo il paragone col terrorismo, ma anche e soprattutto la volontà di combattere l’evasione ricorrendo pure alle indagini sui social per rilevare il tenore di vita dei contribuenti, garante della privacy permettendo. C’è chi sostiene che l’uscita del viceministro si inquadri nella guerriglia pre-elettorale tra Fdi “garante della legalità”, anche fiscale, e Lega “protettrice” degli evasori. Ma la spiegazione è probabilmente più semplice: Leo si sta rendendo conto che la sua riforma fiscale, a partire dalle due aliquote fino alla mitica flat tax, rischia di arenarsi per mancanza di risorse, tanto più che deve essere a costo zero per lo Stato, dunque deve autofinanziarsi. La riduzione delle agevolazioni fiscali è molto complicata perché colpisce lobby agguerrite. Quindi non resta che ridurre l’evasione, come accaduto l’anno scorso (oltre 24 miliardi di incassi, il 20% in più del 2022) dando la caccia senza pietà ai nuovi “terroristi”. Alla faccia del “pizzo di Stato” meloniano.
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