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L' autonomia differenziata rischia di penalizzare le imprese

Il pericolo di ôanarchiaö normativa e forte aumento della burocrazia

Claudio Di Donato 31/01/2024

 L' autonomia differenziata rischia di penalizzare le imprese L' autonomia differenziata rischia di penalizzare le imprese Nell’aspro confronto sull'autonomia differenziata finora è mancata clamorosamente la prospettiva dell'impresa che, a differenza del cittadino residente, può operare in più regioni e quindi è l'entità più esposta a un processo che rischia di trasformare l'autonomia in anarchia e, peggio ancora, alimentare nuova produzione di burocrazia. L’esperienza della riforma del titolo V è lì a ricordare le molte storture del percorso federalista, tanto da poter coniare lo slogan “Regione che vai, burocrazia che trovi”. Mancano standard minimi comuni su temi rilevanti come appalti e formazione, è assente l’interoperabilità delle banche dati, abbiamo 20 catasti degli impianti termici. L’autonomia finora è stata portata avanti a spese della semplificazione normativa e amministrativa. I confini tra Stato e Regioni nel migliore dei casi sono soltanto tratteggiati, spesso sono avvolti nell’incertezza. La Conferenza Stato-Regioni avrebbe dovuto svolgere un ruolo di compensazione e collaborazione, e invece gli unici elementi di certezza sono stati assicurati dalla giurisprudenza costituzionale anche se non sempre le sentenze della Consulta hanno trovato piena applicazione, come nel caso della babele della certificazione di inizio attività (Scia) o della disciplina degli Sportelli unici per le attività produttive (Suap).
 
Il diavolo si nasconde nei dettagli e il testo approvato dal Senato ne offre in quantità smisurate. La riforma è ancorata ai LEP che dovranno essere definiti e paradossalmente sarà relativamente semplice, risorse permettendo, disegnarli per sanità e istruzione, idem per ordinamento sportivo e forse alimentazione. La grande complessità riguarderà il “governo del territorio” (da chiarire cosa significa), porti e aeroporti (perché escludere strade e stazioni ferroviarie?), ordinamento della comunicazione (stampa, radio, tv, cinema, tlc, digitale), energia, tutela e sicurezza del lavoro, sostegno all'innovazione per i settori produttivi. Le vere difficoltà, quindi, si concentrano negli ambiti tipici dell'attività delle imprese, con la seria prospettiva che quelle che operano in più regioni dovranno misurarsi con ordinamenti diversi, magari con una moltiplicazione della burocrazia, probabilmente inutile e ingiustificata, ma certamente dannosa.
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