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Le contraddizioni del decreto energia

Sostegno alle rinnovabili, ma anche ai rigassificatori

Pia Saraceno 06/12/2023

Le contraddizioni del decreto energia Le contraddizioni del decreto energia Nella presentazione del nuovo decreto energia si legge che dovrebbe agire lungo tre direzioni. 1. Sostenere le  imprese energivore riducendo il loro costi energetici (di energia elettrica per tre anni se realizzata con nuovi impianti rinnovabili nei loro siti di produttivi, e del gas se di  produzione nazionale per la quale si rilascerebbero nuove concessioni). 2. Promuovere lo sviluppo delle rinnovabili con 5 interventi specifici che vanno dai sussidi compensativi alle aree idonee, alle semplificazioni e definizione di tempi certi per nuove concessioni geotermiche e digitalizzazione della rete Terna. 3. Aumentare la sicurezza energetica dichiarando opere di pubblica utilità i progetti dei terminali di rigassificazione inclusi quelli di Gioia Tauro e Porto Empedocle, e la decarbonizzazione proseguendo il sistema transitorio di supporto agli impianti elettrici alimentati con bioliquidi sostenibili (modificando le modalità dell’incentivo da conto energia a conto capitale). Sono interventi che in parte prorogano provvedimenti già in essere. Due potrebbero apparire tra loro in contraddizione. Gli incentivi alle aziende energivore che installino impianti rinnovabili, potrebbero segnare una svolta per i nuovi impianti rinnovabili, che devono triplicare la loro capacità installata nel decennio. E’ una strada che le imprese non hanno ritenuto conveniente sinora percorrere, una volta che si vedranno i dettagli e le tempistiche per la loro implementazione se ne capirà meglio l’efficacia. In direzione opposta va la dichiarazione di opere di pubblica utilità dei terminali di rigassificazione, per potenziare l’offerta di gas in un orizzonte in cui la sua domanda dovrebbe fortemente ridimensionarsi. Nemmeno l’ipotesi di diventare un hub per il mercato europeo dotandosi di capacità in eccesso sembra giustificarli, visto che il Nord Europa si è già dotato di terminali adeguati allo sviluppo atteso nella loro domanda.
 
Permane quindi scarsa la chiarezza sulle priorità che l’azione pubblica intende perseguire per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 ed a maggior ragione nel 2050. Tenere aperte tutte le strade suggerisce che i piani per la transizione non siano ritenuti credibili dallo stesso Governo. Non definendo cosa si intende per sicurezza e rispetto a quali scenari, le decisioni d’investimento climaticamente sostenibili per le trasformazioni tecnologiche nei processi produttivi e nella domanda finale non potranno che tener conto della maggiore incertezza delle politiche energetiche. Il Mase quantifica in 27,4 miliardi gli investimenti attivabili con il provvedimento, ma non chiarisce in  che misura ritiene possano accelerare il percorso della decarbonizzazione per portarci sulla traiettoria su cui ci siamo ripetutamente impegnati in Europa e nel contesto internazionale.
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