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Le PMI porta d'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro

Ma bisogna mettere ordine in norme e incentivi

Claudio Di Donato 16/11/2023

Le PMI porta d'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro Le PMI porta d'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro Micro e piccola impresa sono di gran lunga la principale porta d’accesso dei giovani nel mondo del lavoro. Come ha ricordato la premier Meloni recentemente, il primo rapporto di lavoro dei giovani avviene nel 68% dei casi in piccole aziende. Paradossalmente sono proprio micro e piccole imprese a soffrire maggiormente la carenza di personale qualificato o da formare, fenomeno non solo italiano ma continentale. Tuttavia rispetto a molti partner europei, l’Italia accusa preoccupanti deficit sui servizi di orientamento, le scuole professionali secondarie, lo strumento dell’apprendistato professionalizzante. Dopo anni di immobilismo, grazie al Pnrr si è puntato sul potenziamento degli ITS che contribuiscono soltanto per l’1% alla formazione terziaria rispetto al 40% della Svizzera e al 29% della Germania. Ma senza una profonda riforma degli istituti professionali di secondo livello è difficile immaginare una crescita di quella percentuale da prefisso telefonico.
 
Alcuni interventi possono mostrare gli effetti solo nel medio e lungo periodo, ma esiste anche l’urgenza di mettere ordine a un sistema di incentivi che molto spesso non è coerente con gli obiettivi e talvolta provoca addirittura competizione tra le misure. Ad esempio tra il 2015 e il 2017 c’è stato un crollo dei contratti di apprendistato, a causa delle migliori condizioni (lato imprese) offerte dai contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti della riforma Renzi-Poletti. Dal 2018 l’apprendistato è in ripresa con mezzo milione di nuovi contratti l’anno. Gli ultimi 5 governi tuttavia, con una notevole capacità creativa, hanno introdotto una serie di incentivi ad hoc per l’apprendistato, a volte dimenticando di cancellare quelli già esistenti, con l’effetto di avere ben sei incentivi che però non incentivano quella tipologia contrattuale. Infatti, solo il 5% dei contratti di apprendistato è sostenuto da incentivi, confermando che esoneri e sgravi contributivi non sono il principale criterio per l’assunzione dei giovani. Discorso identico per la formazione extra-scolastica, tutti ne parlano, ma quando si tratta di finanziarla molto spesso le imprese restano sole. Altro tema gettonato e’ trasformare i flussi di immigrazione in opportunità, annunciando scuole e centri formativi in mezzo mondo. Non sarebbe male iniziare da cose semplici come un più rapido riconoscimento delle qualifiche e delle competenze per i cittadini di paesi terzi.
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