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La forte ripresa del turismo

ů che ci trova impreparati

Giuseppe Roma 09/11/2023

La forte ripresa del turismo La forte ripresa del turismo Lo scorso ottobre, all’Assemblea dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, il segretario generale Zurab Pololiakashwili ha annunciato che per la fine dell’anno il turismo internazionali tornerà ai livelli record antecedenti alla pandemia, valutabile incirca 1,4 miliardi di persone che viaggiano da un paese all’altro. E’ certamente un’ottima notizia anche per il nostro paese visto che tutte le analisi sui buoni risultati del Pil 2023 -ultima quella dell’ufficio studi di Confindustria – confermano l’elevato contributo alla crescita attribuibile al turismo. Il Sud Europa mediterraneo è la prima destinazione dei flussi mondiali con il 27% del totale, superiore a ogni altra area dello scacchiere geografico. L’Europa occidentale è al secondo posto con il 17%, le Americhe al terzo con il 16%. Una buona notizia, quindi, confermata anche da alcuni ulteriori dati positivi, seppure parziali, riguardanti determinate aree italiane. Si stima che Roma supererà quest’anno del 4% le presenze turistiche del 2019, mentre il parco del Colosseo diventerebbe per visitatori il primo sito culturale del mondo, battendo pure il Louvre.
 
Il bilancio presenta anche qualche ombra, però, se proiettiamo questi successi riguardanti i flussi su quello che più interessa e cioè occupazione e valore aggiunto, prestigio e influenza culturale. Intanto continuiamo a essere battuti da Francia e Spagna e, in termini di fatturato siamo persino tallonati dalla Turchia che, nel 2022, ha raggiunto i 41,4 miliardi di euro rispetto ai nostri 46,6. Il turismo italiano da sempre utilizza lo straordinario patrimonio culturale, paesaggistico, eno-gastronomico etc. come una poderosa rendita da sfruttare, ma senza valorizzarlo con un adeguato modello organizzativo. Il risultato è una concentrazione in pochi luoghi di grandi masse di turisti che non porta a utilizzare in modo sostenibile ed esteso le nostre risorse. E quando tiriamo le somme, i dati complessivi restano insoddisfacenti. Basti per questo un esempio. Le regioni meridionali rappresentano il 41% del territorio nazionale, custodiscono praticamente tutto il patrimonio archeologico fuori di Roma, non mancano di destinazioni turistiche di antica tradizione ed eccellenza come Napoli, Palermo, Capri o Taormina, o emergenti come il Salento. Eppure complessivamente nel 2022 il Mezzogiorno ha totalizzato solo il 19,1% delle presenze, una quota praticamente invariata dal 2015. Il Nord Italia al contrario è passato, nello stesso periodo, da 47% al 57% del mercato turistico nazionale. Il “viaggio” è un prodotto industriale molto complesso, che necessita di tanti servizi territoriali da mettere a sistema. Con tutte le piattaforme informative disponibili oggi si vince con la qualità dell’offerta più che con uno stanco modello promozionale.
 
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