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Caldo e risparmi, così è calata la domanda di gas

Come famiglie e industrie hanno ridotto i consumi energetici

Pia Saraceno 02/12/2022

Caldo e risparmi, così è calata la domanda di gas  Caldo e risparmi, così è calata la domanda di gas Grazie al caldo autunnale l’allarme generale sulla mancanza di gas, che aveva caratterizzato la fase di ricostituzione delle scorte (ed alimentato la corsa dei prezzi sia al TTF che su tutte le piattaforme di scambio del LNG) è in parte rientrato. Con l’apparire del primo freddo, il ministro Pichetto Fratin risolleva però il problema. Con la caduta della domanda proseguita in novembre (-22% rispetto alla media 2017-21) il rischio di riduzione forzata della domanda nel periodo invernale oltre a quanto già pianificato dall’Italia e dal piano Eu, valutato probabile ad ottobre dall’osservatorio energia di REF-E nel 35% dei giorni invernali, si è in effetti ridotto al 7%, ma resta presente. Resta inoltre elevata la probabilità che si debba ricorrere alle misure di contenimento programmato previste dal piano Eu, che deve essere adottato anche in Italia. Nel corso di questi mesi abbiamo assistito però ad una somma anche di altri fenomeni che hanno forse modificato in modo strutturale la relazione tra domanda di gas, performance economica, comportamento delle famiglie (la cui domanda è caduta del 26% rispetto alla media storica) di cui sarà necessario verificare la persistenza, per pianificare gli investimenti necessari per accompagnare ed accelerare la transizione energetica. 
 
Il solo effetto temperature spiegherebbe infatti meno della metà della caduta verificatasi nella domanda di gas (incidendo soprattutto sulla domanda delle famiglie), la parte rimanente deve essere attribuita all’effetto prezzi, che ha portato a: risparmi per modifiche di comportamento; accelerazione nelle trasformazioni tecnologiche nell’industria; ridimensionamento dei settori energy intensive; sostituzione con altre fonti, ecc. In particolare, la domanda industriale, a settembre, è stata del 18% inferiore alla media dei 7 anni precedenti e si confronta con una produzione cresciuta di quasi l’8% nello stesso arco temporale. A novembre il divario potrebbe essersi addirittura ampliato. Le due dinamiche prima del 2022, al netto degli effetti Covid, erano rimaste sostanzialmente allineate: possiamo quindi presumere che gli alti prezzi hanno indotto scelte industriali volte a ridimensionare la dipendenza dal gas. Una parte della divaricazione del 2022 va attribuita anche ai ridimensionamenti produttivi di alcuni settori energy intensive che pesano per il 50% circa della domanda industriale come chimica di base, siderurgia, minerali non metalliferi, carta e materie plastiche. Questi settori hanno mostrato fino a settembre andamenti negativi dell’attività produttiva, pari però a meno di 1/5 delle cadute nella domanda di gas loro attribuibile.
 
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