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L'ex-Ilva resta un rebus politico

Governo e maggioranza non sanno che fare dell'acciaieria

Claudio Di Donato 23/11/2022

 L'ex-Ilva resta un rebus politico L'ex-Ilva resta un rebus politico L’ex-Ilva torna sotto i riflettori dopo la decisione di Acciaierie d’Italia di sospendere l’attività di 145 fornitori e conseguente sciopero dei sindacati. Ancora una volta si addensano le nubi sull’acciaieria che nelle intenzioni del precedente governo doveva tornare ai vertici in Europa. L’ex-Ilva vive una situazione originale. È formalmente privata, ma con una partecipazione pubblica attraverso Invitalia, quindi produce senza essere proprietaria degli impianti, con tutto ciò che ne consegue. Alcuni, sindacati in primis, chiedono la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia a causa dell’inaffidabilità di Arcelor Mittal che persegue interessi che non coincidono con quelli del partner pubblico. Il problema è che strategia e obiettivi della politica spesso si contraddicono, cambiano con il mutare dei governi e capita di osservare correzioni di rotta anche con la stessa maggioranza. È la politica ad aver fatto saltare i vincoli ed i paletti che Arcelor-Mittal era chiamata a rispettare. Ed è sempre la politica che assume impegni, sottoscrive contratti ma poi non li rispetta.
 
È  probabile che Arcelor-Mittal tragga benefici dalle inefficienze di Acciaierie d’Italia ma sono avvolte dal mistero le intenzioni di governo e maggioranza. L’unico punto fermo da molti ignorato è che l’ex-Ilva potrà diventare anche il numero uno al mondo per l’acciaio green ma le possibilità di sopravvivere passano oggi ancora per il carbone. Ciò che sorprende, vedendo anche le vicende Ita e Tim, è che ci sia ancora un “partito delle nazionalizzazioni”.
 
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