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L'enigma dell'economia americana

In bilico tra crescita e recessione

Fabrizio Galimberti 04/10/2022

L'enigma dell'economia americana  L'enigma dell'economia americana La temperie attuale dell’economia americana può essere definita, usando le parole di Winston Churchill a proposito della Russia di decenni fa (ma le cose sono cambiate di poco da allora), «un puzzle, incartato in un mistero, all’interno di un enigma»? In effetti, il volto dell’economia Usa non è facile da decifrare. Il premio Nobel Paul Krugman ha scritto: “Talvolta mi sembra che le divinità dei dati economici ci vogliano imbrogliare” e ancora ieri, a proposito degli ultimi dati sui prezzi alla produzione, che sembrano indicare un rallentamento: “Questo non vuol dire che le cose vadano bene, solo che sono confuse”. Prendiamo la misura principe dell’attività economica, il Pil. I primi due trimestri dell’anno sono stati negativi (-1,6 e -0.6). Sembra recessione, dunque. Ma la trama s’infittisce. Al Pil ci si può arrivare per due vie: contando la domanda e contando i redditi. Le due vie dovrebbero portare allo stesso identico risultato, ma, date le diverse metodologie, è raro che questo avvenga. Nella fattispecie, la Bea (l’agenzia Usa che fa i conti nazionali) pubblica anche la stima del Pil via redditi, e i risultati sono diversi per i due trimestri (+1,8 e +1,4). Allora, qual è il Pil ‘vero’? La soluzione della Bea è quella del Re Salomone: taglia a metà, nel senso che pubblica la media aritmetica dei due Pil – e viene fuori +0,1 e +0,4. E voilà, la recessione non si vede più. E, per il terzo trimestre, le stime sono per un Pil ancora in territorio positivo. La ‘Confusión de confusiones’ non finisce qui: gli indici PMI – tra i più affidabili per la congiuntura – danno per il settore dei servizi (che copre i tre quarti del Pil) indicazioni contrastanti: ancora un aumento, ad agosto, per la stima ISM, e una forte caduta per la stima Markit.
 
Ma altre misure propendono per la crescita. Nei due trimestri i posti di lavoro in più sono stati 2milioni e 663mila, e il tasso di disoccupazione è sceso dal 4 al 3,6%. I posti vacanti sono tanti, a livelli record, quasi il 7% del totale degli occupati. Naturalmente, data l’alta inflazione e la ferrea determinazione della Fed nel perseguire aumenti dei tassi, i rischi sono verso il basso. E di questa incertezza e di queste confusiones è testimone anche Wall Street, che alterna rally e forti cadute. La domanda da un milione di dollari (che ormai sono anche un milione di euro) rimane la stessa: ce la farà l’economia americana a evitare la recessione? Ce la farà la Fed a ingegnerizzare un atterraggio morbido? La giuria non si è ancora pronunciata. Ma, tutto sommato, c’è materia per un cauto ottimismo…
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