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Chi pensa a come aumentare il Pil?

I partiti promettono più spese, pochi indicano come far produrre di più le imprese

Riccardo Illy 22/09/2022

Chi pensa a come aumentare il Pil? Chi pensa a come aumentare il Pil? Il giorno del voto si avvicina rapidamente e la campagna elettorale si avvia al rush finale, che include come d'abitudine toni accesi anche fra protagonisti solitamente sobri. Se pensiamo al bilancio dello Stato diviso in entrate e uscite, le promesse di queste ultime, fra pensioni dopo 41 anni di contribuzione, flat tax e sussidi per tutti, hanno raggiunto livelli mai visti. Delle entrate non sembra preoccuparsi mediaticamente quasi nessuno, salvo coloro che si premurano di salvaguardare quelle legate al Pnrr. Magari fra le righe dei programmi c'è qualche spunto, ma nella comunicazione elementare da campagna elettorale i temi scomodi, anche se maledettamente reali, vengono evitati. Quello che non emerge è in particolare che per poter esaudire almeno una parte delle promesse di spesa bisogna aumentare significativamente e stabilmente le entrate.
 
E per farlo, non potendo e non volendo nessuno aumentare le aliquote delle imposte, l'unica via è aumentare l'imponibile. Certo riducendo l'evasione fiscale (diciamo di farlo da decenni...) e soprattutto accrescendo l'economia, il fatidico Pil. Aumentando il quale aumentano redditi e imposte versate e migliorano tutti gli indicatori che lo vedono al denominatore; in primis il famigerato (non solo per la Ue quanto per i mercati) debito/Pil. Ma per far crescere la nostra economia al passo con la Ue, superato il flagello della guerra in Ucraina e la sbornia da fondi europei speciali, occorre come non si stancano di ripetere il Governatore Visco e negli ultimi tempi il Presidente Draghi, uno sforzo straordinario su più fronti.
 
Anzitutto quello demografico perché crescere economicamente per una popolazione che cala e invecchia significa nuotare contro corrente. Poi sul piano dell'educazione; soprattutto quella universitaria (abbiamo metà laureati della media europea) e dei tecnici Its (ne sforniamo un decimo dei tedeschi). Poi sull'innovazione, che significa ricerca sia pubblica sia privata indirizzata su prodotti e processi. Innovando i quali possiamo anche sperare di recuperare il gap di produttività che ci separa dai paesi industriali concorrenti. Risolvendo questi fattori il risultato finale potrà e dovrà anche essere l'aumento delle retribuzioni delle fasce basse e medie. Proporre un aumento, come fanno alcuni partiti, prima o senza aver messo le imprese nelle condizioni di competere grazie alla produttività e all'innovazione significherebbe estrometterle dal mercato, lasciando l'Italia nella stagnazione e nella disoccupazione dei decenni precedenti.
 
Su altri fattori, come le infrastrutture e la Giustizia, molto è stato e viene fatto dal Governo in carica. La speranza è che quello che gli succederà continui sulla stessa rotta, senza pericolose virate. Una speranza finale, che ha l'odore dell'utopia è che venga anche spinto l'acceleratore sulla semplificazione; sulla quale molto è stato fatto, ma moltissimo v'è ancora da fare. Di questi temi non si parla in campagna elettorale perché il sentimento diffuso è che "non portino voti"; purtroppo nemmeno il Governo di chi vincerà se ne occuperà, perché i voti li porterebbero, ma molto dopo la scadenza della prossima legislatura.
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