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Banche centrali e inflazione da offerta

La politica monetaria fatica a contrastare l'aumento dei prezzi

Innocenzo Cipolletta 13/09/2022

Banche centrali e inflazione da offerta Banche centrali e inflazione da offerta  Serve ancora la politica monetaria per contrastare l’inflazione? La domanda non è oziosa. Per oltre 10 anni, dopo la crisi del 2008, le banche centrali hanno cercato di combattere la deflazione con la creazione di enormi dosi di moneta, ma l’inflazione è rimasta caparbiamente sotto il 2%. Dopo il Covid e, oggi, con la guerra in Ucraina, la crisi energetica e l’inflazione che è improvvisamente tornata prossima al 10% annuo, le banche centrali rialzano i tassi di interesse ma non sembra che l’inflazione reagisca più di tanto.In realtà, la politica monetaria è efficiente quando l’inflazione è un fenomeno da domanda (eccesso o carenza). Ma l’inflazione degli anni 2000 è principalmente un effetto di offerta: la deflazione è derivata da un eccesso di offerta grazie alla globalizzazione e l’irruzione dell'enorme potenziale produttivo della Cina sui mercati.
 
L’attuale inflazione è il prodotto del rompersi delle catene di approvvigionamento dopo il Covid, dell’aumento del costo delle materie prime e dell’energia nella fase del rimbalzo produttivo post pandemia e, oggi, della dissennata guerra lanciata dalla Russia contro l’Ucraina con il seguito delle sanzioni. In queste condizioni, la politica monetaria segue l’inflazione più che contrastarla e il suo contenimento deve essere affidato più a politiche di riduzione dei vincoli all’offerta che a movimenti nei tassi di interesse.
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