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Bce, aumento dei tassi con rischio recessione

Una strada diversa è ancora possibile

Marcello Messori 09/09/2022

Christine Lagarde Christine Lagarde Come molti davano per scontato dopo la netta posizione assunta da Schnabel al simposio di Jackson Hole, la Banca centrale europea (Bce) ha deciso di innalzare i tassi di interesse di policy di tre quarti di punto quale tappa di un severo processo di restrizione monetaria da proseguire nei prossimi mesi. Con un'inversione di 180 gradi rispetto alle analisi offerte fino a pochi mesi fa, la Bce si è così accodata alla Banca centrale statunitense (la Fed) nel perseguire il controllo dell'inflazione a prescindere dai rischi di recessione. Dato l'obiettivo statutario della Bce, questa scelta può apparire scontata. Eppure, se non sarà corretta da altri interventi di politica economica, essa potrà avere costi economico-sociali molto elevati per l'euro-area (Ea).
 
Diversamente dal caso statunitense, l'economia dell'Ue ha già attraversato almeno tre recessioni negli ultimi 15 anni cosicché un'ulteriore fase economica negativa produrrà squilibri gravi anche sul piano sociale. Tali esiti saranno ulteriormente appesantiti dalle origini del processo inflazionistico europeo: strozzature dal lato dell'offerta che hanno indebolito l'attività corrente e causato divari negativi rispetto alla domanda compensati da aumenti dei prezzi. Le restrizioni di politica monetaria potranno, quindi, porre sotto controllo l'inflazione solo deprimendo anche la domanda, con il rischio di innescare un circolo vizioso depressivo che creerà ostacoli alla realizzazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza specie negli Stati-membri con più esigui spazi fiscali nazionali.
 
La Bce avrebbe potuto seguire una via diversa: cercare un equilibrio fra contenimento delle dinamiche inflazionistiche e sostegno alla crescita europea e ai relativi programmi fiscali accentrati. Questa scelta, ancora praticabile, richiede tuttavia due condizioni. La prima è che la Bce dovrebbe cedere il centro della scena a una politica fiscale europea centralizzata che rafforzi la strada aperta con Next generation Eu. La seconda condizione è che tale politica fiscale centralizzata dovrebbe aggirare le attuali strozzature ed eliminare la connessa caduta dell'offerta sostenendo la produzione di beni e servizi europei.
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