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Da Tim a Mps, i dossier che lascia in ereditÓ Draghi

La cessione di Ita dovrebbe procedere, ma c'Ŕ il rischio che i partiti frenino

Claudio Di Donato 28/07/2022

Mario Draghi e Daniele Franco Mario Draghi e Daniele Franco Con la fine del governo Draghi restano aperti alcuni dossier delicati che riguardano le principali imprese del paese. E le quotazioni azionarie rappresentano un fedele termometro per misurare il livello di incertezza. Nonostante la crisi energetica, Eni ed Enel non hanno sofferto a Piazza Affari, specialmente la prima; Leonardo e Fincantieri hanno sovraperformato l'indice. Gli interrogativi si concentrano su Tim e Mps, la prima ha perso il 21% nell'ultimo mese mentre la banca senese ha lasciato sul terreno il 37%. Tim ha delineato il nuovo piano che poggerà sulla separazione tra servizi e rete, per essere funzionale all'integrazione con Open Fiber. Il governo che verrà sarà determinante e il mercato teme qualche scossone all'interno di Cdp, con ripercussioni sul riassetto delle tlc sotto l'ombrello del Mef.
 
Per Mps la situazione è ancora più incerta. L'ad Lovaglio ha avviato il progetto di ristrutturazione e cessione dell'istituto a soggetti privati, sostenuto da un aumento di capitale da 2,5 miliardi da realizzare in autunno. Anche se la privatizzazione ha il sostegno di Bce e Ue, il ruolo del Mef è decisivo per il destino della banca, che troppe volte è stata strumentalizzata nelle campagne elettorali. A completare il quadro ci sono l'ex Ilva e Ita. La prima vive una nuova fase di fibrillazione sindacale a causa dell'incertezza su piani industriali e investimenti. Per la compagnia aerea deve partire la trattativa privata per la cessione. Sarebbe un atto dovuto, anche per un governo in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, ma non è da escludere che anche questo dossier finisca nel frullatore della campagna elettorale.
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