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Auto elettrica, in Europa passa il pragmatismo tedesco

Nel 2026 in calendario una valutazione su veicoli ibridi e biocombustibili

Claudio Di Donato 25/07/2022

La presa di ricarica di un'auto elettrica La presa di ricarica di un'auto elettrica Nella disputa quasi ideologica sull'auto elettrica sono sfuggiti alcuni importanti dettagli sulle tappe che porteranno nel 2035 a fermare la circolazione di veicoli con motore endotermico. La transizione green applicata ai trasporti richiede tempo e soprattutto un percorso coerente evitando i fanatismi. Imporre una tecnologia per decreto non è funzionale all'obiettivo, ma anche coloro che ridimensionano l'impatto della mobilità sulle emissioni sono fuori strada. I trasporti in Europa generano "soltanto" il 25% della CO2, incidenza tra le più elevate al mondo ma soprattutto sono l'unico settore che vede costantemente crescere le emissioni, a differenza dell'agricoltura e dell'industria. Ridurre in modo consistente le emissioni rappresenta dunque una priorità ma c'è anche qualche perplessità sulla prospettiva di affidarsi esclusivamente all'auto elettrica, che richiede un rapido ed esteso potenziamento della rete e la garanzia che l'industria europea abbia approvvigionamenti adeguati dei relativi materiali.
 
In questo contesto la Commissione Ue ha lasciato uno spiraglio all'auto ibrida e ai biocarburanti. Su pressione della Germania (che vanta l'industria automobilistica più avanzata sull'elettrico) Bruxelles ha deciso di tenere aperta la possibilità di riconsiderare alternative all'auto elettrica. Nel 2026 la Commissione valuterà se veicoli ibridi, biocarburanti e carburanti sintetici siano in linea con l'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni. A dispetto di posizioni radicali, tifosi e avversari della transizione, la Commissione ha scelto il buon senso, grazie al pragmatismo tedesco, rinnovando la fiducia nei confronti della capacità di innovazione dell'industria (auto e carburanti). Ma avere trasporti a impatto zero non è solo questione di tecnologie. Servirà una rivoluzione nel concetto di mobilità ed è quanto mai urgente che governi e parlamenti inizino a ragionare su strategie politiche concrete abbandonando le dispute astratte.
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