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Unione bancaria, riparte il “cantiere”

La proposta del presidente dell'Eurogruppo Donohoe, ma restano le difficoltà

Marcello Messori 04/05/2022

Unione bancaria, riparte il “cantiere” Unione bancaria, riparte il “cantiere” Il processo di Unione bancaria (BU), avviato a giugno del 2012 e applicato in forma vincolante ai paesi dell’euro-area (EA), ha accentrato la responsabilità della vigilanza bancaria nella Banca centrale europea da novembre 2014 (il cosiddetto primo pilastro di BU) e ha costruito un meccanismo unico europeo per la gestione delle banche sull’orlo del fallimento, che è diventato pienamente operativo dall’inizio del 2016 (secondo pilastro di BU). Questi risultati non sono stati, però, sufficienti per completare il processo. Il funzionamento del secondo pilastro è risultato inefficace, soprattutto perché la risoluzione delle crisi bancarie è stata affidata ai meccanismi europei solo in vigenza di un mal definito “pubblico interesse”, mentre è stata demandata a eterogenee normative nazionali negli altri casi. Inoltre, non è mai stato creato quello schema di tutela dei depositi bancari di ammontare non-superiore ai 100 mila euro che avrebbe dovuto costituire il terzo pilastro di BU.
 
Le infruttuose discussioni, che si sono susseguite dall’autunno del 2017 fino all’inizio del 2021, hanno ispessito gli ostacoli al completamento di BU in quanto sono cadute nella trappola dell’opposizione fra “riduzione dei rischi” in capo alle banche dei singoli stati membri e “condivisione dei rischi” mediante interventi di ultima istanza o strumenti di garanzia. Come annunciato da varie settimane, ieri Paschal Donohoe ha riaperto il cantiere di BU nel suo ruolo di presidente dell’Eurogruppo. Il tentativo appare, però, votato al fallimento perché rimane prigioniero dell’opposizione fra riduzione e condivisione dei rischi. Fintanto che i paesi ‘forti’ chiederanno alle banche dei paesi ‘fragili’ di ridurre la quota detenuta di titoli pubblici nazionali come condizione preliminare per l’introduzione di garanzie e i paesi ‘fragili’ invocheranno la prioritaria costruzione di uno schema di garanzia dei piccoli depositanti, il ‘gioco’ rimarrà bloccato. In questi casi, la soluzione del ‘gioco’ va ricercata nella definizione di un equilibrio conveniente per tutti (in gergo, un “punto focale”) che, riguardo a BU, non può che essere una virtuosa combinazione fra riduzione e condivisione dei rischi.
 
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