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Lo stop ai motori termici può mandare fuori strada la decarbonizzazione

Le preoccupazioni per lo spiazzamento dell'industria automobilistica europea

Claudio Di Donato 07/12/2021

Lo stop ai motori termici può mandare fuori strada la decarbonizzazione Lo stop ai motori termici può mandare fuori strada la decarbonizzazione L’Europa intende stringere i tempi per cancellare la produzione di veicoli a motore termico, nella considerazione che i trasporti rimangono la principale fonte di gas serra (quasi il 30% del totale). Tuttavia negli ultimi 20 anni le emissioni del settore in Europa sono scese del 24% a fronte di un aumento del 5% della mobilità, grazie al primato tecnologico dell’industria automotive continentale. La questione tuttavia è che produrre un parco veicoli a emissioni zero è solo un pezzo del puzzle e nemmeno quello più complesso. L’accelerazione sulle auto elettriche non è accompagnata da altri interventi necessari come la realizzazione delle infrastrutture per le ricariche nelle grandi città e da una strategia che punti a ridurre la mobilità privata, stimolando il trasporto collettivo e forme di smart working. La Strategia italiana per la transizione stima un parco veicoli di 24 milioni di unità nel 2050 (senza più motori termici) rispetto ai 40 milioni attuali senza però indicare tempi e modalità.
 
C’è poi un tema di sostenibilità industriale e Confindustrie, imprese e sindacati dell’automotive europei, non nascondono le preoccupazioni per le ricadute su competitività e occupazione dell’industria europea. Disperdere velocemente la leadership sui motori Euro 6 a favore del primato asiatico sull’elettrico potrebbe non essere la scelta migliore. Non si tratta di mettere in discussione gli obiettivi sulla decarbonizzazione, ma la cancellazione forzosa in tempi brevi dei carburanti fossili rischia di provocare più danni che benefici, anche per l’ambiente.
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