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Come migliorare il Patto di stabilità

Affidare all'Unione il compito di rispondere alle crisi come col Next Generation Eu

Francesco Grillo 06/12/2021

Come migliorare il Patto di stabilità Come migliorare il Patto di stabilità "Il patto di stabilità è stupido, ma necessario. Servirebbe uno strumento più intelligente, ma nessuno ha l'autorità per cambiarlo". È una delle citazioni più famose della recente storia europea, perché nell'ottobre 2002, a pronunciare quelle parole fu Romano Prodi, il Presidente di una Commissione Europea arrivata al suo apogeo: nei due anni successivi, l'Unione celebrò il suo "allargamento" più imponente e la firma di una vera e propria costituzione a Roma. Eppure fu proprio Prodi a ricordare che quella costruzione era resa fragile da un patto che non aveva alternative. Vent'anni e tre grandi crisi economiche dopo è arrivato il momento di completare un grande progetto. Anche perché l'autorità ce la fornisce la Storia arrivata ad un bivio decisivo. Quale potrebbe essere allora un approccio strategico per trasformare quel patto, sospeso da un anno e mezzo e che sarà riattivato come anticipato dai vincitori delle elezioni tedesche, in uno strumento più capace di orientare i governi verso una crescita che non scarichi oneri finanziari o ambientali sulle generazioni future?
 
Un'idea potrebbe essere quella di rovesciare la logica del patto: mentre quell'accordo prevede che gli Stati acquisiscano margini di flessibilità per rispondere a crisi economiche o per fare investimenti che non si ripetono nel tempo, una sua ristrutturazione potrebbe, al contrario, spostare a livello europeo la responsabilità di rispondere a improvvisi shock che investono l'intera Unione (come quello pandemico) e, progressivamente, anche quella di realizzare gli investimenti necessari per accrescere il potenziale di crescita di lungo periodo dei Paesi, soprattutto dei più deboli. In questa logica, si sposterebbe all'Unione non solo il finanziamento (come è successo con il dispositivo Sure finalizzato a ridurre gli effetti negativi dell'epidemia sul mercato del lavoro) ma anche la gestione di ammortizzatori in grado di raggiungere cittadini messi in difficoltà da una crisi improvvisa. Ma anche la responsabilità diretta di intervenire su infrastrutture fisiche (alta velocità, metropolitane) e digitali (la realizzazione dello stesso "cloud") capaci di far crescere tutti di più e in maniera meno diseguale. Si tratterebbe di "rendere permanente il Next Generation Eu", ma cambiandone modalità di gestione e obiettivi. Un passo avanti verso l'integrazione che oggi si può osare. Accettando che una logica di questo genere può funzionare solo se accettiamo di cambiare l'organizzazione della Commissione, il suo budget, i meccanismi attraverso i quali si decide e si risponde ai cittadini.
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