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Che cosa spinge i prezzi in Europa

L'aumento dei prodotti energetici e l'incidenza dell'Iva tedesca

Sergio De Nardis 03/12/2021

Che cosa spinge i prezzi in Europa Che cosa spinge i prezzi in Europa Il quadro piuttosto sorprendente di un'inflazione europea in marcato rialzo (4,9% a novembre, era 0,9 a inizio anno) e di una Bce ferma nel ritenere tale accelerazione un fatto transitorio desta allarme in molti osservatori. Il timore è che questo approccio porti a ritardare un inevitabile aumento dei tassi, con la conseguenza di dover poi operare una più intensa stretta monetaria e indurre una frenata più brusca dell’economia. Un rischio naturalmente c’è. Sono tuttavia evidenti gli elementi transitori nell’attuale impennata dei prezzi di cui la Bce deve tener conto anche per evitare di ripetere l'errore del 2011 quando strinse a fronte di rialzi inflattivi momentanei in un'economia con fresche cicatrici per la crisi finanziaria. Due sono i maggiori fattori di temporaneità dell’inflazione europea. Il primo, meno forte ma percepibile, è l’incidenza dell’Iva tedesca (balzo nel 2021 dopo la riduzione del 2020) che innalza di circa mezzo punto l'inflazione dell'area euro: tale effetto si annullerà dal 2022. Il secondo, più determinante, è il balzo dell'energia che spiega il grosso dell’accelerazione dei prezzi europei da inizio anno (circa 2/3 tra il I e il III trimestre nelle stime della Commissione europea).
 
Come per l'Iva, anche la spinta dei costi energetici potrebbe gradualmente ridursi nel 2022 a riflesso di un maggiore equilibrio di mercato (si veda l'esito della riunione Opec di ieri): nell'ultima settimana vi è già stata una correzione di petrolio e gas naturale rispetto ai recenti picchi e negli scambi a termine il Brent viene trattato con ulteriore sconto. Se vengono meno i fattori transitori dove va l’inflazione? Una misura dell’incidenza delle voci temporanee nel sospingere la dinamica corrente dei prezzi si può ricavare dal tasso d’inflazione di fondo (senza petrolio e alimentari freschi) e in costanza di Iva e accise. L’inflazione così misurata nell’area euro era, in ottobre, all'1,5% e si può stimare che in novembre si sia portata in prossimità del 2, un tasso in linea col target Bce. Certo, i rialzi pur se temporanei dell'energia (e dei semilavorati) hanno preso comunque a entrare nella pipeline dei prezzi, ma si tratta di fenomeni di minore incidenza che non sembrano influire sulle attese degli operatori. Le aspettative desumibili dall’economia (contrattazione salariale) e dai mercati finanziari (inflation swaps) restano contenute, essendo agganciate all'inflazione di fondo più che a quella headline, e non danno adito a temute spirali prezzi-salari. In questo contesto, considerate anche le nuove incertezze legate alla variante Omicron, l'approccio Bce sembra avere delle buone giustificazioni.
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