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Cresce ancora il Pil e resta bassa l'inflazione interna

Potremmo arrivare al 6,4-6,5% grazie ai consumi e alle esportazioni

Sergio De Nardis 30/11/2021

Cresce ancora il Pil e resta bassa l'inflazione interna Cresce ancora il Pil e resta bassa l'inflazione interna Il dettaglio dei conti nazionali del III trimestre sposta ancora un po’ più su l'asticella della crescita raggiungibile quest’anno. Pur con un IV trimestre in frenata, l'incremento de Pil del 2021 potrebbe attestarsi, alla luce dei lievi aggiustamenti al rialzo insiti nei conti Istat appena pubblicati, al 6,4-6,5%. Tuttavia, la maggiore crescita rispetto a quanto era atteso nella Nadef (in settembre si prevedeva in settembre il 6%) non si riverbererà interamente sul Pil nominale, perché sarà in parte compensata da un’inflazione (misurata sul deflatore del Pil) inferiore a quanto si stimava due mesi fa (1,5% nella Nadef, mentre si va verso una dinamica solo marginalmente superiore all’1). Quindi il rapporto debito/Pil non potrà beneficiare in pieno della maggiore crescita del Pil reale. Per il resto, si conferma la prosecuzione del balzo dei consumi delle famiglie che si associa al buon andamento degli investimenti, in particolare quelli in macchinari e impianti. Nonostante la spinta alle importazioni indotta dalla spesa interna, la domanda estera netta continua a dare un contributo positivo grazie alla performance molto favorevole delle esportazioni. Data la spinta dei consumi, è soprattutto il valore aggiunto dei servizi a tirare. 
Ma più che i buoni dati dell’economia reale, colpiscono quelli relativi al quadro dell’inflazione. Le pressioni inflazionistiche sono ancora basse e principalmente dovute al canale estero per la forte accelerazione dei prezzi all'importazione (energia). Redditi da lavoro per dipendente e costo unitario del lavoro continuano, invece, a viaggiare a ritmi moderati, certamente non indicativi di incipienti tensioni nel mercato del lavoro. Il risultato è una dinamica dei prezzi interni (deflatore del Pil) che, come detto, resta inferiore anche alle attese  formulate in settembre. L’inflazione italiana rimane quindi molto contenuta e più bassa di quella degli altri paesi europei che è, a sua volta, ben distante da quella americana. Una dinamica che favorisce la nostra competitività di prezzo. Essa si rivelerebbe, però, controproducente qualora la Bce mutasse l'impostazione di politica monetaria, alzando i tassi, in risposta alla persistenza o accelerazione dell'inflazione “altrui”. E’ una prospettiva perversa della politica monetaria unica (la virtù dei prezzi moderati può diventare vizio, ancor più per un paese ad alto debito) di cui tenere conto, anche se al momento non appare nei cruscotti di Francoforte. 
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