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Rischia di essere inutile il taglio alle imposte

Le famiglie hanno già aumentato i depositi bancari di 60 miliardi

Riccardo Illy 30/11/2021

Rischia di essere inutile il taglio alle imposte Rischia di essere inutile il taglio alle imposte La legge di bilancio 2022, a grande richiesta dei partiti di destra che fanno parte della maggioranza, prevede 7 miliardi di riduzione di imposte varie (in gergo tasse) con l'obiettivo di alleggerire il carico fiscale dei ceti medi. A prescindere dalle scelte tecniche per ottenere tale risultato (la riduzione di uno scaglione fiscale non pare avrà effetti significativi) non è chiara la copertura per la diminuzione delle entrate. Non sono previsti tagli di spesa, peraltro improbabili dato che al netto di interessi e previdenza siamo già il paese sviluppato più virtuoso, non sono previsti aumenti di aliquote per i redditi più alti, né altre entrate sostitutive. È invece previsto un deficit di bilancio al 5,6%, ben più alto del 3% dei parametri di Maastricht; ciò significa che, una volta di più, lo "sconto" di oggi lo pagheranno i figli e nipoti o, in casi di default, il mercato. A meno di voler pensare che grazie allo sconto di oggi, domani l'economia crescerà talmente da compensare, grazie ai maggiori imponibili, le minori aliquote: fatto alquanto improbabile.
 
L'ultimo dato della Banca d'Italia segnala 1.131 miliardi di depositi sui conti correnti delle famiglie, 60 in più dell'anno precedente. Di chi sono quei depositi se non dei ceti medi? Che non potendo/volendo spendere durante la pandemia hanno risparmiato. Non sarà grazie a una "mancia" fiscale che spenderanno ancora di più; alla fine del secondo trimestre i consumi sono già aumentati del 5,4%, riducendo la propensione al risparmio del 4,1% al 12,9. Che rimane una percentuale ben più alta dell'8,2% del 2019, periodo ante Covid-19. Prima di mettere mano al risparmio fiscale, il ceto medio ha spazio per attingere ai risparmi; è quindi improbabile che il primo abbia un effetto sui consumi. Una nutrita schiera di economisti, su questo tema contrastato, ritiene che anche in tempi normali l'effetto dei tagli fiscali sui consumi sia insignificante. Non è dando più acqua al cavallo che berrà di più; bensì creando il desiderio di bere. E il desiderio di spendere si chiama fiducia; a novembre quella dei consumatori è scesa di 0,9 punti a 117,5%. Forse investire su quella costerebbe meno e renderebbe di più.
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