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Il “mistero buffo” degli incontri “one way”

Per aggirare il divieto di selective disclosure tra amministratori e investitori istituzionali

Riccardo Sabbatini 15/10/2021

Il “mistero buffo” degli incontri “one way” Il “mistero buffo” degli incontri “one way” Uno spettro si aggira per l’Italia della corporate governance: è quello degli incontri one way. Si tratta di un artifizio proposto da alcuni (soprattutto investitori istituzionali) per incontrare le società quotate, o singoli loro amministratori, e non incorrere nei divieti di selective disclosure previsti dalla normativa finanziaria. Cioè il fatto che un’informazione rilevante non può essere comunicata ad un singolo investitore senza doverla allo stesso tempo renderla pubblica all’intero mercato. E che si sono inventati questi sapientoni? Appunto gli incontri “one way”, ad una sola via di comunicazione, nei quali i gestori espongono i loro punti di vista, le loro preoccupazioni ed aspettative. E i loro interlocutori - Ceo, presidenti o singoli amministratori - li ascoltano in silenzio.
 
Ma è credibile tutto ciò? Forse gli amministratori delle società quotate possono essere impassibili come le statue di cera di madame Tussaud? Non è pensabile. Me li immagino piuttosto come Jaques Tatì o il Dario Fo di Mistero Buffo, impegnati a “commentare” quanto si sentono dire con un ghigno, un’espressione preoccupata, uno sguardo ammiccante.  E così l'incontro non è più one way. Viene in mente il giudizio, come sempre lapidario, di Ennio Flaiano: “Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”.

 
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