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Sul Green Pass nelle Pmi il tabù della privacy

La verifica a distanza con app risolve la principale criticità dei controlli

Claudio Di Donato 12/10/2021

Sul Green Pass nelle Pmi il tabù della privacy Sul Green Pass nelle Pmi il tabù della privacy L’Italia a volte è un Paese curioso. A pochi giorni dall’estensione dell’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro si alzano voci per chiedere un allentamento della misura dal sistema produttivo, dalla politica e da alcuni governatori. Solo qualche mese fa c’erano categorie e settori che pretendevano la precedenza nelle vaccinazioni con la giustificazione di svolgere un servizio essenziale. Oggi alcuni sussurrano l’esigenza di deroghe all’obbligo o di individuare un compromesso “pacificatore” per dirla con Beppe Grillo, offrendo i tamponi gratuiti. Dopo quanto accaduto sabato scorso e la visita del premier alla sede della Cgil un allentamento del green pass non è ipotizzabile, sarebbe una clamorosa smentita del percorso adottato e che oggettivamente ha prodotto risultati positivi in termini di andamento dei contagi e di ripartenza delle attività produttive.
 
La vera questione sono le modalità di funzionamento del green pass e la responsabilità dei controlli. Un decreto non può prevedere ogni situazione, ma è indubbio che il provvedimento è stato concepito immaginando il mondo del lavoro soltanto in termini di fabbriche e grandi uffici. La realtà invece è che quasi la metà dei lavoratori del settore privato opera in imprese con meno di 10 dipendenti e in moltissimi casi la loro prestazione è presso il cliente (autisti, installatori, edili, ecc). Il nuovo Dpcm dovrebbe risolvere la questione dei controlli rendendo disponibile un’applicazione per la verifica quotidiana del certificato a distanza. Sarebbe stato molto più semplice una deroga temporanea delle norme sulla privacy, consentendo all’impresa di registrare la scadenza del green pass, ma la riservatezza di qualsiasi dato, anche non sensibile, ha la priorità anche rispetto alla lotta al virus. Altra questione delicata è la responsabilità del controllo. Il provvedimento indica che l’obbligo è in capo al datore di lavoro, ma non è chiaro se analogo obbligo riguarda anche l’impresa cliente (nel caso sanzionabile) oppure se è una semplice facoltà. Per le imprese con meno di 15 dipendenti c’è’ la possibilità di sospendere e sostituire fino a un massimo di 20 giorni il dipendente senza green pass. Ma c’è’ anche il rischio di alimentare un discreto contenzioso, in quanto nel nostro ordinamento la sospensione è un provvedimento disciplinare con tutto ciò che ne consegue.
 
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