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Le ragioni del caro bollette

Più attenzione nel valutare e comunicare le componenti dei prezzi

Pia Saraceno 30/09/2021

Le ragioni del caro bollette Le ragioni del caro bollette Grazie al provvedimento di sterilizzazione di alcune voci, l’aumento delle bollette è stato dimezzato per l’utente tipo in regime di tutela, rispetto a quanto avrebbe dovuto essere in base all’andamento dei prezzi delle componenti del costo a mercato. Giova ricordare alcuni elementi non esplicitati per poter capire la portata del provvedimento. Le famiglie interessate sono solo quelle rimaste nel mercato tutelato, oramai nel 2020 più del 50% delle famiglie sono passate al mercato libero per l’approvvigionamento dell’elettricità, nel mercato gas sono più del 60%. La maggior parte ha un contratto a prezzo fisso per quanto riguarda la materia prima (quasi il 75% nell’elettrico ed il 65% per il gas). Quindi il provvedimento di contenimento dei prezzi in bolletta attraverso la riduzione degli oneri di sistema (nell’elettrico) e delle imposte (nel gas) rappresenterà, per il 40% delle famiglie circa, una riduzione netta della bolletta. Per queste famiglie è probabile che l’impennata dei prezzi internazionali delle fonti fossili verrà traslata sulle loro bollette nel prossimo futuro. Tempi e modi saranno dettati dalle condizioni specifiche dei contratti e dalla politica di penetrazione sul mercato libero delle società di vendita al dettaglio, possibile che una quota non irrilevante vedrà gli effetti l’anno prossimo.
 
Il ministro della Transizione ecologica Cingolani, a commento dei dati Arera ha sottolineato ancora una volta che i costi della transizione hanno avuto un impatto del 20% sulle dinamiche in corso riferendosi all’aumento del prezzo della CO2. Ma ha sopravvalutato il peso di questa componente (non è il 20% ma l’11% dell’aumento del costo della materia prima gas per un impianto efficiente al 53%), ed ha dimenticato di ricordare altri due aspetti. Il prezzo della CO2 non è sufficiente a portare alla sostituzione del gas al carbone perché i prezzi del primo sono saliti del 200% e quelli del secondo “solo” del 150%, quindi l’aumento dell’80% della CO2 (80%) è stato sufficiente solo a spiazzare gli impianti a carbone a bassa efficienza. Quanto al secondo ha dimenticato di tener conto che l’aumento del prezzo della CO2 è più che compensato dalla riduzione degli oneri di sistema nel 2022 dovuto al fatto che il loro ammontare è dato dalla differenza tra 180 €/ MWh e il prezzo medio di cessione dell’energia dell’anno precedente (quanto più alto il secondo tanto minore l’onere per il sostegno agli impianti rinnovabili). Ancora una volta, una maggiore attenzione alle modalità di comunicazione di cosa sono gli oneri e le potenzialità della transizione aiuterebbe.
 
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