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La casa nel programma di Scholz

… da noi solo nei piani delle famiglie

Giuseppe Roma 23/09/2021

La casa nel programma di Scholz La casa nel programma di Scholz Semplici e chiare sono le proposte di Olof Scholz, il più accreditato candidato per succedere alla Merkel nelle elezioni tedesche del 26 settembre. Il suo pragmatismo si basa su quattro pilastri: aumento del salario minimo, riduzione delle tasse sul ceto medio senza aumentarle ai ricchi, grande impegno per l’ambiente ma uscita dal carbone non prima del 2038, supporto agli inquilini e piano di edilizia pubblica con la costruzione di 400.000 alloggi sociali all’anno. Da tempo le politiche abitative non occupavano una posizione di primo piano in un programma elettorale di un grande paese europeo. Il modello tedesco sotto il profilo immobiliare è diametralmente opposto al nostro. In Germania sono tutti inquilini, da noi tutti proprietari. Da loro si rinnova continuamente il patrimonio abitativo, in Italia rifacciamo facciate e cappotti termici su vecchi edifici di pessima qualità. Non ci resta che consolarci per la felice fase congiunturale che da qualche mese sta interessando il settore edilizio-immobiliare italiano. Iniziano a manifestarsi i positivi effetti occupazionali del bonus edilizio del 110% con quasi centomila addetti in più alle costruzioni rispetto al periodo pre-pandemia. Il meccanismo a totale carico dello Stato sta surriscaldando il settore a tal punto da fermare nuove iniziative per carenza di materiali e strumenti di lavoro. A Milano non si trovano più neppure i ponteggi indispensabili per rifare le facciate.
 
Altrettanto effervescente è il mercato immobiliare che secondo un recente studio della RUR(www.rur.it) nel 2021 con circa 650 mila compravendite dovrebbe superare gli scambi del 2019 (640 mila). Da agosto 2020 il mercato, superando il blocco del lockdown, ha imboccato una direzione positiva. A crescere di più sono le località fuori dai grandi centri e i comuni non capoluogo, dove si ricercano abitazioni più ampie e con più spazi esterni. Nonostante il grande desiderio degli italiani di migliorare la propria condizione alloggiativa, in case moderne, luminose, tecnologiche, con servizi di vicinato innovativi e quartieri sicuri, non si intravede una tendenza produttiva in grado di soddisfare questa domanda. Il rinnovo delle città marcia a passo molto lento, sprecando queste opportunità. Solo il 9% di famiglie italiane riescono a cambiare residenza in un anno, rispetto al 21% della Germania e il 27% della Francia. Praticamente ferma l’edilizia popolare e destinata ai molti in difficoltà, un disagio che cresce fra chi ha perso il lavoro, chi si separa, per i nuovi arrivati. Ma il paradosso è che anche chi avrebbe disponibilità finanziarie non trova alloggi di buona qualità. Sarebbe bello aprire un dibattito su questi temi. Purtroppo, non ne parlano i candidati sindaci, figuriamoci se può interessare ai leader nazionali.
 
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