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La trappola del caro energia

Dal punto di vista economico è dannoso contenere gli aumenti

Riccardo Illy 23/09/2021

La trappola del caro energia La trappola del caro energia Da mesi gli economisti invocavano dopo anni di prezzi freddi la ripresa dell’inflazione, anche oltre il tasso ottimale fissato (arbitrariamente) nel 2% e fatto proprio dalle Banche Centrali. Tasso che queste hanno indicato di voler lasciar superare, almeno temporaneamente, per favorire la ripresa economica e finanziaria. Dopo esser stata evocata così a lungo, l’inflazione alla fine è tornata; colpendo soprattutto alcune materie prime, energetiche in primis, trasporti oceanici e alcuni semilavorati come i microchip. Per evitare un impatto sulle famiglie meno abbienti il Governo si è precipitato a proporre forme di calmieramento dei prezzi dell’energia, elettrica e gas. Da un punto di vista strettamente economico, questi interventi sono dannosi per tre ordini di ragioni. Primo, se i consumatori non percepiranno appieno l’aumento dei costi dell’energia, non faranno nulla per ridurne i consumi, perpetuando così gli aumenti. Secondo, gli interventi di calmieramento dei prezzi hanno un costo rilevante che grava su un bilancio dello Stato già appesantito da miriadi di costi straordinari legati alla pandemia. Ciò aumenterà (ulteriormente) deficit e debito pubblici.
 
Terzo, tenendo a bada i prezzi dell’energia si riduce il tasso di crescita dei prezzi, cioè l’inflazione. Riducendo così l’effetto di erosione sul valore del debito pubblico (che naviga ormai verso il 160% del Pil), che l’inflazione produce. Si rinuncia così a lasciare che l’inflazione favorisca la sostenibilità del nostro debito collettivo, migliorandone il rapporto con il Pil. Anzi, l’effetto dei costi di calmieramento produrrà solo un aumento del debito senza dall’altra parte lasciare che l’aumento dei prezzi lo inflazioni; il rapporto debito/Pil quindi peggiorerà. Con una maggiore dose di cinismo il Governo avrebbe forse fatto meglio a lasciare che l’economia facesse il suo corso.
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