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Caro energia, tra acquirente unico e intoppi alle rinnovabili

Non pare che concentrare gli acquisti in Europa avrebbe mitigato gli aumenti del prezzo del gas

Pia Saraceno 22/09/2021

Caro energia, tra acquirente unico e intoppi alle rinnovabili Caro energia, tra acquirente unico e intoppi alle rinnovabili Il premier Draghi, corresponsabile con l’UK della Cop 26 tra un mese a Glasgow, partendo dai risultati del  rapporto Onu sul clima, ricorda ai partner che mentre i danni materiali del cambiamento climatico si fanno più evidenti, la distanza tra dichiarazioni e azioni si stia allargando e si allargherà sempre più se non si rafforzano gli strumenti d'intervento. Nel 2030 le emissioni, pur considerando le politiche (NDC) degli Stati nell'ambito degli accordi di Parigi, saranno superiori del 16% ai livelli del 2010 invece di scendere del 45%.  Nell'invito a fare di più e presto, nell'incontro del G20 in Grecia ha sottolineato che comunque vi saranno costi di cui la politica dovrà farsi carico per mitigare gli effetti redistributivi a danno delle categorie più fragili, accostando la spesa (per investimenti e politiche del lavoro) necessari per la transizione (ma sono costi?) ai costi del caro bollette dovuto in questa fase al prezzo del gas. Un accostamento un po’ improprio che potrebbe rischiare di portare a decisioni controproducenti, introducendo ulteriori elementi distorsivi oltre agli attuali, già numerosi. Il momento attuale dovrebbe essere sfruttato per eliminarli facendo pagare ai consumatori il costo vero delle fonti fossili, inclusi quelli dei danni ambientali che provocano, lasciando alle politiche redistributive il compito di far fronte alla crescente povertà con strumenti ed obiettivi assai più generali e alle politiche industriali la scelta degli incentivi necessari.
 
Draghi ha anche ventilato nel suo intervento l'idea di un Acquirente unico europeo di energia per mitigare le tensioni sui prezzi, senza esplicitarne missione e compiti. Se avere un Acquirente unico è anche un modo per affrontare le turbolenze sui prezzi del gas è utile capirne le motivazioni. Il mercato in condizioni di boom di domanda diventa globale, la ripresa ha allineato i prezzi sui diversi mercati a quelli del GNL che la Cina è disposta a pagare per sostenere la propria crescita. Il gas sta subendo maggiori tensioni rispetto alle altre materie prime anche perché dovrebbe essere la fonte per sostituire, nella transizione, il carbone. Ha trascinato dunque anche il prezzo della CO2, il cui livello tuttavia è attualmente ancora insufficiente a garantire la sostituzione del carbone. Nei paesi che non hanno ancora attuato il decommissioning delle centrali a carbone, la fonte più inquinante è diventata la più conveniente. L'Europa è risultata però più vulnerabile rispetto a condizioni simili del 2011. Prima del Covid dominava in Europa la preoccupazione di un eccesso di offerta indotta dagli impegni contenuti nei contratti di lungo periodo con la Russia che utilizzavano il gasdotto ucraino, mentre si andava ridimensionando la domanda: i prezzi europei sono stati per un decennio più bassi di quelli asiatici. Molti di quei contratti si sono esauriti, le nuove forniture con il completamento del Nord Stream2 avrebbero dovuto transitare nel nuovo controverso gasdotto, ma non sono state attivate perché manca la regolazione europea per il suo utilizzo. Si è dato così spazio al nostro principale fornitore, che nell’ultimo decennio ha anche aumentato la sua quota di mercato, di non dare la flessibilità fornita in passato: mentre la domanda si riprendeva dopo il Covid, la Russia ha ridotto l'offerta.  I prezzi crescenti e la carenza di offerta hanno a fine estate portato a scorte inferiori a quanto dovrebbero essere per poter far fronte ad eventuali picchi di domanda invernali. Dunque il caro energia è destinato a durare quanto più l’inverno sarà freddo.
 
Molti i quesiti su che ne sarebbe della liberalizzazione dei mercati dell'energia perseguita in questi 20 anni. Tuttavia dovremmo dare una risposta ad una domanda preliminare: un Acquirente unico in questa fase avrebbe avuto maggiore forza contrattuale coi fornitori? E avrebbe evitato i rischi di una regolazione tardiva disomogenea e distorsiva tra i diversi Stati?   Tutto il funzionamento dei mercati energetici dovrebbe comunque essere ripensato e il confronto con l'esperienza degli acquisti dei vaccini forse non è appropriata. Quanto ai costi della "non transizione", questi saranno tanto più alti quanto più si rinvia, gli effetti distributivi saranno rilevanti soprattutto sulle categorie a più basso reddito. Una maggiore produzione da rinnovabili i cui investimenti sono fermi da anni per opposizioni locali ed intoppi amministrativi, presenti in tutti i paesi europei, avrebbe ridotto la dipendenza dal gas e dalla sua volatilità. 
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