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Centri per l'impiego: rete indispensabile

Come quella idrica ed elettrica

Domenico De Masi 21/09/2021

Centri per l'impiego: rete indispensabile Centri per l'impiego: rete indispensabile Il segno più inquietante del nostro mondo economico e lavorativo consiste nella crescente precarietà. I due secoli della società industriale (1750-1950) ci avevano abituato alla sicurezza: si entrava in fabbrica a 20 anni e se ne usciva a 60 conoscendo in anticipo l’anno preciso in cui sarebbero arrivati gli scatti di stipendio e di carriera. L’assetto postindustriale, che abbiamo imboccato dopo la Seconda guerra mondiale, l’economia neo-liberista e la turbolenza tecnologica ci hanno costretti al rischio e alla precarietà. Nessuno è più sicuro del proprio futuro; tutti sono soggetti a frequenti cambiamenti di lavoro, col rischio di periodi di disoccupazione, necessità di riciclarsi, peggioramento del tenore di vita. Di qui la necessità sia di reti protettive capaci di assicurare la sopravvivenza economica, sia di politiche attive capaci di aiutare nella ricerca del lavoro e nell’aggiornamento professionale.
 
Nella società postindustriale una rete efficiente di centri per l’impiego è necessaria non meno di una rete elettrica o idrica. In Germania, dove la percentuale degli occupati è al 79% e i disoccupati sono al 3,8%, gli efficienti centri per l’impiego vengono serviti da 111 mila addetti e il loro costo annuo raggiunge i 12 miliardi. In Italia, dove la percentuale degli occupati è al 58% e i disoccupati sono al 10%, gli sgangherati centri per l’impiego vengono serviti da 9mila addetti e il loro costo annuo non supera gli 870 milioni.
 
Queste cifre ci consentono di soppesare la portata reale della recente notizia secondo cui notizia la Commissione Europea avrebbe concesso all’Italia 4,7 miliardi dei React-Eu. Oltre alle politiche attive, questa somma dovrebbe sostenere il lavoro nel Sud; rifinanziare il Fondo di nuove competenze, occupazione di giovani e donne; aiutare ricerca, occupazione e ricollocazione dei lavoratori. Non è una somma sbalorditiva, vista la massa di obiettivi cui è assegnata. Ma potrebbe sollecitare Stato e regioni ad affrontare finalmente l’urgente questione dei centri per l’impiego. Come primo, sfortunato intervento in tal senso, furono stipulati con 2.700 navigator contratti di collaborazione che scadranno il 31 dicembre prossimo. Ora il piano di potenziamento dei Centri per l’Impiego lanciato dal Governo, che prevede l’assunzione di 11.600 operatori, sta procedendo con concorsi per 4.500 assunzioni entro fine anno, mentre investimenti per oltre un miliardo sono stati stanziati per formare gli operatori già in servizio e per dotare i Centri per di sistemi informativi e strutture adeguate. Si tratta, come si vede, di rattoppi parziali che richiederebbero un piano complessivo, urgente e molto più costoso, reso sperabile dal fabuloso PNRR che ormai alimenta tutti i nostri sogni.
 
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