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Con Arvedi l'acciaio di Terni torna italiano

A 84 anni l'imprenditore cremonese quasi raddoppia le dimensioni del suo gruppo

Paolo Mazzanti 17/09/2021

Con Arvedi l'acciaio di Terni torna italiano Con Arvedi l'acciaio di Terni torna italiano A 84 anni Giovanni Arvedi, il re dell’acciaio di Cremona, acquista dalla Thyssen gli Acciai Speciali di Terni e quasi raddoppia le sue dimensioni: da 3500 a 6200 dipendenti, da 2,7 a 4,4 miliardi di fatturato. E l’Italia in crescita al 6% celebra per una volta il ritorno all’”italianità’” di un’azienda strategica, senza intervento dello Stato (come all’Ilva). E’ vero che Arvedi ha ceduto a inizio anno la guida operativa del gruppo al nipote Mario Caldonazzo, ma lui è rimasto presidente di Finarvedi e l’operazione Terni porta il suo timbro. Tanto è vero che ha già annunciato nuovi investimenti soprattutto in tecnologia, visto che la Arvedi è sempre stata all’avanguardia nell’innovazione. “Negli anni ’70 - ha raccontato Arvedi in una recente intervista - sono stato il primo a installare il microprocessore sulla macchina della colata continua”. Da allora non si è piu’ fermato, fino ai brevetti del sistema Isp-Esp che in una singola linea di soli 180 metri e in soli 15 minuti, tramite colata e laminazione in continuo, consente di lavorare l’acciaio liquido sfruttandone il contenuto energetico e l’elevata plasticità alle alte temperature.
 
Ora Arvedi deve “digerire” Terni. Può darsi che debba aprire il capitale del suo gruppo familiare ad altri azionisti, magari quotarsi in Borsa. Ma sull’onda della ripresa mondiale e dell’aumento della domanda di acciaio, la scommessa è razionale. Intanto Arvedi pensa già ad altre sfide: si sta dedicando all’agricoltura di qualità e in particolare all’allevamento sostenibile. Finché ci saranno giovanotti come lui, il Paese avrà un futuro.
 
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