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A Venezia l'arte e i problemi del cinema

Vitalità delle produzioni, anche italiane, ma le sale sono moribonde

Giancarlo Santalmassi 13/09/2021

Audrey Diwan, vincitrice del Leone d'Oro Audrey Diwan, vincitrice del Leone d'Oro Londra: gli Europei di calcio. Tokyo: le 10 medaglie d'oro alle Olimpiadi. Venezia: il Leone d'argento e il premio speciale della giuria a Paolo Sorrentino per il suo "E' stata la mano di Dio". Ecco tre momenti di vitalità di un Paese perennemente dato per morto causa il suo debito pubblico. Sorrentino, emozionato, ha ringraziato "la grande squadra di Netflix", il cast, la famiglia, "Maradona" e Toni Servillo: "A chi mi dice, fai un altro film con Servillo, rispondo 'guardate dove sono arrivato facendo film con lui'". E ha parlato "di due scene che nel film non ci sono: un sogno che non ho fatto, un uomo alto 1,60 in un campo di calcio che vi ringrazia, Maradona. E poi, nel giorno del funerale dei miei genitori il preside mandò solo una rappresentanza di quattro compagni di classe. Ci rimasi male. Oggi c'è tutta la classe che siete voi".
 
Se Cannes, in primavera, è il mercato dove le case di distribuzione vanno ad acquistare i titoli, Venezia, in autunno, è al contrario una 'mostra d'arte': "Rashomon", "Roma" di Quaron, "I predatori dell’arca perduta", "Rocco e i suoi fratelli", per citare un millesimo dei titoli pregiati presentati al Lido. A prima vista c'è un paradosso: il cinema, che appare così connesso a una città unica al mondo, rivela invece un'insanabile contraddizione. In città c'è un solo cinema. E al Lido se uno vuol cenare dopo lo spettacolo centrale, la proiezione delle 19, trova fuori del palazzo tutto chiuso e spento, e un boccone lo si può mangiare solo nel ristorantino adiacente al palazzo del cinema. Se ha prenotato.
 
Per anni non sono riuscito ad andarci perché per quanto mi recassi all'alba al Lido per prendere il biglietto per le proiezioni (chiaro: non c'era ancora l'on-line) alle 9 del mattino erano già finiti. Scoprii poi che ne facevano incetta le società di distribuzione, che poi li davano a chiunque per paura del vuoto in sala. Quest'anno la rassegna è stata di grande qualità, soprattutto del cinema italiano, anche se a vincere è stata la pellicola francese sull'aborto. Pochissime le delusioni, quando in genere è più facile il contrario.
 
Ormai quasi tutti i film hanno una distribuzione in streaming prima ancora che in sala e molto spesso anche la produzione viene dalle piattaforme: Venezia 78ma edizione (non l'ha fermata neppure il Covid) ha dimostrato che quello che in pandemia è sembrato un boom, ossia la visione dal salotto in casa, aveva radici precedenti e che il lockdown ha solo accelerato tutto. Il festival ha fatto da vetrina al cinema in generale, mettendo in risalto una volta di più quanto sia necessario, ma come dove, come e quando vederlo è davvero un problema irrisolto, a leggere gli incassi davvero al lumicino di queste settimane. Il cinema è vivo ma la sala è moribonda: "Questo è il problema".
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