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Come migliorare il Reddito di cittadinanza

Occorre distinguere tra chi può e chi non può lavorare

Giampaolo Galli 09/09/2021

Come migliorare il Reddito di cittadinanza  Come migliorare il Reddito di cittadinanza Ci sono molte cose che devono essere messe a punto nel Reddito di cittadinanza (Rdc). Fra queste, la scala di equivalenza che oggi sfavorisce le famiglie numerose, l’inaccettabile discriminazione nei confronti dei cittadini di origine straniera, l’aliquota del 100% che è implicita nel fatto che quando si trova un lavoro si perde il sussidio, la discriminazione a sfavore delle famiglie che vivono nelle zone d’Italia in cui il costo della vita è più alto. C’è però una cosa che va difesa: chi è abile al lavoro deve perdere il sussidio se non accetta un certo numero di offerte. Su questo punto ci sono molte critiche di chi ritiene che ci devono essere due strumenti diversi: un reddito minimo per affrontare la povertà di chi non può lavorare e un altro strumento o meglio un'altra serie di strumenti che vanno sotto il nome di “politiche attive del lavoro“ per chi invece è in grado di lavorare. La distinzione è giusta in astratto, ma in concreto se si vuol dare un sussidio di ultima istanza anche a chi può lavorare sembra giusto condizionarlo all’accettazione di un lavoro. 
 
Naturalmente, il difficile sta nel decidere chi è abile al lavoro. Ma hic rodus: occorre in qualche modo arrivare a distinguere, sapendo che ci saranno, come già oggi ci sono, una grande quantità di invalidi di comodo. Una volta fatte le distinzioni, occorre sottoporre le persone abili all’obbligo di accettare un lavoro. Si obietta che in Germania gli uffici del lavoro hanno un personale che è dieci volte quello dell’Italia. Questo è vero, ma sarebbe sbagliato pensare di imitare la Germania immettendo altre migliaia di navigators nel sistema. Va piuttosto pensato un sistema di voucher a favore del beneficiario, il quale può decidere di spenderli anche presso un’agenzia per il lavoro privata. Ed è forse il caso di dire che se una persona è abile al lavoro, non dovrebbe beneficiare del sussidio per più di un certo numero di anni consecutivi. Nel sistema attuale alla scadenza dei 18 mesi (tanto dura il beneficio), si può sempre ripresentare la domanda. Quindi il sussidio può durare in eterno, il che forse non è sano.
 
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