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La vista corta su scuola e sanità

Si affrontano alla giornata problemi e crisi del tutto prevedibili

Stefano Micossi 08/09/2021

La vista corta su scuola e sanità La vista corta su scuola e sanità Scuola e sanità sono aspetti chiave dell’economia e del sistema sociale, occupano insieme quasi due milioni di dipendenti, da loro dipendono significativamente il nostro benessere e il nostro futuro. Eppure, sono visibilmente gestiti in maniera inerziale: si risolvono alla giornata crisi perfettamente prevedibili e la direzione è il risultato degli interventi emergenziali. I poteri assegnati alle regioni complicano il problema invece di aiutare a risolverlo.  Siamo a pochi giorni dall’inizio delle scuole (in Alto Adige sono già iniziate), ed ecco esplodere il problema delle cattedre. Servivano 112 mila nuovi insegnati stabili, ma l’amministrazione ne ha trovati solo 59 mila (Sole 24 Ore del 7 settembre). Di questi, 14 mila sono stabilizzazioni di insegnanti precari (con almeno tre anni di servizio negli ultimi dieci – sic!); ma sappiamo bene che le fortune di tutti i governi dipendono dalle stabilizzazioni dei precari della scuola. Inoltre, ci saranno 90 mila nuovi supplenti, molti tra loro sono i futuri precari da stabilizzare. Il ministro Bianchi si compiace di aver anticipato le decisioni per le cattedre di 40 giorni rispetto al governo precedente e ha ragione di compiacersi. Ma resta il quesito: perché queste decisioni non possono essere prese in marzo, ogni anno, e perché l’immissione dei nuovi docenti non può essere programmata con concorsi stabili varati con il necessario anticipo?
 
Quanto alla sanità, sono frequenti gli allarmi sul prossimo svuotamento degli organici a causa di pensionamenti ben noti in anticipo. Intanto, non si riesce a modificare l’assurdo sistema che consente all’accademia di limitare il numero degli specializzandi, che oramai mancano drammaticamente, spartendosi secondo linee di potere accademico fondi insufficienti rispetto al fabbisogno. Ora abbiamo scoperto (di nuovo, il Sole 24 Ore del 7 settembre) che mancano 1200 medici di famiglia (ma potrebbero essere molti di più, dato che le regioni non comunicano i dati tempestivamente). In Lombardia, dove le carenze sono più acute, si sono fatti i concorsi, ma non le assegnazioni. Anche qui, inoltre, incombe l’onda dei pensionamenti, che dovrebbero essere ben noti, ma apparentemente sono ignorati dalle regioni che dovrebbero sostituirli. E poi mancano i protocolli sanitari per l’assistenza sul territorio, inclusa l’assistenza a domicilio, emersa drammaticamente con la pandemia. Per non dire della latitanza dei medici di base nella somministrazione dei vaccini (si sono fatti superare dalle farmacie). Le prestazioni richieste dai medici di base dipendono da convenzioni tra la categoria e le regioni, che ci stanno pensando in ordine sparso. Cari ministri Bianchi, Brunetta e Speranza, il compito dell’amministrazione pubblica dovrebbe essere quello di dare stabilità e direzione strategica alla prestazione dei servizi. La scuola e la sanità sono i servizi più importanti. Arriveranno presto somme importanti dal PNRR – anche se non è chiaro quanto di esse potrà essere dedicato a investimenti lungimiranti, vista la disordinata moltiplicazione delle richieste cui stiamo assistendo. Non è questo il momento di provare ad allungare la vista?
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