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Usa, ombre di stagflazione o fiammata temporanea?

Le opinioni divergenti della Fed e di economisti come Roubini

Andrea Boitani 07/09/2021

Usa, ombre di stagflazione o fiammata temporanea? Usa, ombre di stagflazione o fiammata temporanea? Sulle prospettive dell’inflazione in America si confrontano due posizioni. C’è chi sostiene che si tratti di un fenomeno temporaneo, legato a una ripresa economica molto vigorosa (fino ad aprile scorso) e a qualche strozzatura dal lato dell’offerta di alcune materie prime. Strozzature che, per gli ottimisti, scompariranno nel corso dei prossimi mesi, consentendo all’inflazione di scendere nuovamente verso il 2%. Questa è anche la posizione del presidente della Fed Jerome Powell - che a Jackson Hole ha annunciato un ritorno molto lento alla “normalità monetaria” - e della Segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen. C’è invece chi, come Nouriel Roubini, vede alle porte una stagflazione stile anni ’70, perché le strozzature di cui sopra sarebbero destinate a durare e a propagarsi a causa della variante Delta, che potrebbe portare a nuove chiusure e tagli alla produzione non solo nei servizi, proprio mentre l’amministrazione Biden starà usando tutta la potenza di fuoco dello stimolo fiscale varato la scorsa primavera. Difficile prevedere chi avrà ragione. Certo, Roubini è tra coloro che previdero la grande crisi finanziaria del 2007-08. Quindi cautela a prenderlo sottogamba.
 
È però opportuno tenere a mente che un’inflazione sostenuta si genera solo se si verifica una persistente spinta all’aumento dei salari monetari, degli altri costi di produzione e dei margini di profitto la cui somma sia superiore alla crescita della produttività. Se questa spinta non è persistente ci possono essere fiammate inflazionistiche, ma non una stagflazione duratura. Troppo presto per dire se persistenza ci sarà o meno. Intanto, in Italia l’inflazione rimane molto bassa (più bassa che nella media dell’Eurozona), la crescita dei salari monetari è anche inferiore e il costo del lavoro per unità di prodotto è in declino, perché la produttività (dopo il tracollo del 2020) cresce a ritmi sostenuti.
 
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