Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

I profondi disaccordi dietro l'intesa del G20 Ambiente

Cina, India e Russia non vogliono accelerare i cambiamenti energetici e in Occidente si temono contestazioni popolari

Rocco Cangelosi 26/07/2021

Roberto Cingolani Roberto Cingolani Il ministro Cingolani ha celebrato con enfasi l'accordo raggiunto a Napoli tra i ministri dell'ambiente del G20 su un testo lungo 7 pagine con 60 articoli. Certamente un successo per la Presidenza italiana, che ha svolto un notevole sforzo di mediazione per conciliare posizioni contrapposte che vedevano soprattutto Europa, Giappone Usa e Canada da una parte e Cina, India, Russia dall'altra. Rimangono aperti tuttavia due punti cruciali sui quali non si è raggiunto l'accordo. Si tratta dell'impegno a contenere l'aumento del riscaldamento globale sotto 1,5 gradi al 2030 e di eliminare il carbone dalla produzione energetica al 2025. Questi due punti, sui quali Cina e India hanno fatto registrare il loro disaccordo, saranno sottoposti ai Capi di Stato e di Governo al G20 di fine ottobre e alla Cop 26, che avrà luogo a Glascow dal 1 al 12 novembre.
 
Ma al di là delle posizioni sancite nel documento finale, emerge chiaramente il duro confronto in corso tra le economie più avanzate e quelle dei Paesi emergenti e con alti tassi di sviluppo e industrializzazione come Cina e India, che appaiono poco propensi a scegliere modelli di sviluppo energetici alternativi a quelli esistenti. Una transizione energetica non può infatti non prendere in considerazione un punto incontrovertibile: se cambia il costo dell'energia, a cascata cambiano i costi di tutti i beni di produzione e di tutti i beni di consumo. Un lusso che solo pochi Paesi potrebbero permettersi senza incorrere in diffuse proteste sociali. E già le prime avvisaglie del duro scontro che si delinea all'orizzonte si avvertono man mano che le popolazioni cominciano a rendersi conto dei costi che la transizione ecologica può comportare nella vita di tutti i giorni.
 
Ne è un chiaro esempio il referendum con il quale la maggioranza dei cittadini svizzeri ha respinto la legge federale sulla riduzione delle emissioni approvata a maggioranza dal Parlamento elvetico che imponeva nuove imposte sui carburanti e nuove tasse sui biglietti aerei, così come l'obbligo di limitare ulteriormente le emissioni inquinanti da parte delle industrie. Basti poi ricordare la rivolta dei "gilets jaunes" che ha bloccato la Francia per un anno a causa di un modesto aumento della benzina e che le nuove proposte ventilate potrebbero rapidamente riaccendere. Sono tutti segnali che devono far attentamente riflettere i leader politici sulle scelte da compiere e le modalità di comunicarle per evitare che il perseguimento degli ambiziosi obbiettivi che alcuni Paesi si sono fissati come è il caso per l'Ue, non si trasformi in ondate di protesta a livello planetario.
 
Il programma della Commissione europea "Fit for 55" ha in effetti sollevato non poche perplessità nelle associazioni dei consumatori che temono che le misure per limitare le emissioni della CO2 faranno aumentare i prezzi finali dei combustibili per riscaldare le abitazioni e fare il pieno alle auto, con impatti particolarmente pesanti sulle famiglie a basso reddito e sui paesi che maggiormente dipendono dalle fonti fossili. A ciò si aggiungono le proteste di Acea, la più importante associazione delle industrie automobilistiche, che giudica irrazionale la proposta della Commissione di mettere fine ai motori diesel nel 2035. Anche i sindacati ritengono che l'accelerazione imposta per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Europa al 2030 e al 2050 metterà in crisi intere filiere produttive, soprattutto quelle energivore, attraverso i nuovi sistemi di tassazione Ets e Carbon tax, producendo per questa via drammi sociali che molti Paesi, ma soprattutto l'Italia, non sono in grado di sopportare se non dentro un processo graduale che accompagni e governi il cambio di modello di sviluppo.
Altre sull'argomento
Le vere libertà e i falsi miti
Le vere libertà e i falsi miti
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Contundente
Contundente
Colosseo
Più risorse per una transizione energetica giusta
Più risorse per una transizione energetica giusta
I fondi previsti non sembrano sufficienti a compensare i maggiori ...
Clima, la distanza tra impegni e fatti
Clima, la distanza tra impegni e fatti
Per ora le realizzazioni pratiche sono inferiori agli obbiettivi condivisi
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.