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L'incertezza che penalizza le borse

Ieri un calo medio del 2% mentre le banche centrali mandano segnali contrastanti

Stefano Micossi 20/07/2021

L'incertezza che penalizza le borse L'incertezza che penalizza le borse Il tombolone delle principali borse mondiali di ieri rappresenta il culmine di una crescente incertezza che sta attanagliando gli investitori e che si è tradotta in un calo medio superiore al 2% sulle piazze principali. La causa scatenante è la paura di un ritorno delle restrizioni sanitarie, che potrebbero frenare (o fermare?) la ripresa in atto.  L’incerta reazione delle autorità sanitarie nei diversi paesi non aiuta. Ma c’è molto di più a gettare un’ombra sulla ripresa.  Da settimane, ormai, il prezzo dei Treasuries americani ha riperso a salire, deprimendo i tassi a lungo termine (sulla scadenza decennale siamo ritornati sotto l’1,20%. Il prezzo del petrolio, indicatore molto sensibile del sentimento del mercato, è caduto del 7%, le azioni delle società petrolifere hanno perso nell’ultimo mese oltre il 13%.  I consumatori americani mostrano segni di frenata, dopo la corsa agli acquisti dell’ultimo anno. Sta crescendo il dubbio che la ripresa americana stia già al picco: il tasso atteso di crescita del Pil è stato del 9% (su base annua) nel secondo trimestre, ma è previsto decelerare al 6% in media annua, e poi al 3% l’anno prossimo e al 2,3% nel 2023.
 
E poi c’è la strana partita dell’inflazione che si gioca tra gli investitori e la Federal Reserve: l’aumento dei prezzi non conta in sé, ma per l’effetto che può avere sulla banca centrale – la quale oltre una certa soglia di crescita dei prezzi potrebbe decidere di sottrarre stimolo monetario. Dato il livello piuttosto elevato delle azioni, il rischio di un grosso scivolone delle quotazioni, che sono più che raddoppiate dai minimi dell’anno scorso, non è trascurabile. La Federal Reserve ci mette del suo, lasciando trapelare un giorno l’intenzione di iniziare a ridurre gli acquisti e il giorno dopo quella di continuarli invariati. L’Europa, come ormai consueto, va a rimorchio. Se le azioni americane scendono, scendono anche le nostre, se i tassi a lunga americani salgono, salgono anche da noi – magari un po’ di meno, ma il segno viene da oltre oceano. La Bce manda messaggi tranquillizzanti, proprio mentre trapela che al suo interno la discussione sul mantenimento dello stimolo monetario è iniziata. Di certo, l’incertezza non sembra destinata a diminuire.
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