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Ue, le difficili mediazioni sul Green Deal

Le proposte della Commissione per ridurre le emissioni di Co2 del 55% al 2030

Riccardo Perissich 20/07/2021

Ue, le difficili mediazioni sul Green Deal Ue, le difficili mediazioni sul Green Deal La Commissione Ue ha finalmente partorito l’atteso pacchetto di proposte per dar sostanza all’impegno di ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni di CO2 rispetto al 1990. Lo strumento principale sarà il rafforzamento dei cosiddetti Ets, i “permessi di emettere” che possono essere scambiati sul mercato, ma che finora erano limitati a pochi settori. L’obiettivo è di estenderli e renderli progressivamente più cari. Si tratta di un programma estremamente ambizioso ed è normale che contenga un certo numero di criticità. La prima riguarda il mix energetico, la crescente opposizione all’eolico nel mondo rurale e il ruolo che nella transizione spetterà a nucleare e gas. La seconda riguarda i settori coperti. Alcuni, come l’acciaio e l’alluminio andranno incontro ad aumenti notevoli di costi. Altri come l’automobile dovranno accelerare i piani di trasformazione verso l’elettrico. La proposta è di proibire la vendita di motori a combustione al 2035. È comprensibile che i costruttori, soprattutto italiani e francesi, resistano; si tratta della radicale trasformazione di un’industria centrale nell’economia europea. L’argomento che l’Ue tradisce a favore dell’elettricità e forse dell’idrogeno il principio della neutralità tecnologica è teoricamente sensato; il guaio è che chi protesta non ha alternative concrete da proporre. La terza criticità discende dal fatto che l’aumento sostanziale del costo degli Ets si scaricherà inevitabilmente sui consumatori traducendosi in un’imposta regressiva su categorie che non hanno alternative. Incombe quindi l’incubo dei Gilets Jaunes di funesta memoria francese ma non solo. La Commissione prevede un fondo sociale, ma bisognerà vedere se sarà sufficiente. La quarta criticità è esterna. L’UE si pone come apripista sul piano mondiale. Il pericolo è che le nostre produzioni siano danneggiate, o addirittura che “trasferiscano le emissioni” in paesi meno esigenti. È prevista quindi una compensazione alla frontiera, la cui compatibilità con le regole del Wto deve essere dimostrata, di cui non si conoscono ancora i dettagli, ma che suscita già accese reazioni da parte di molti partner commerciali come la Russia; ma anche, cosa più importante, reticenze americane.
 
 
Tutto ciò ci fa prevedere un lungo e complicato negoziato interno e internazionale. Ciò non deve sorprendere. Ciò che sorprende invece è la sorpresa di chi sembra scoprire oggi i problemi, come se la Von der Leyen e Timmermans avessero scritto le proposte incontrandosi la settimana scorsa a colazione. Proposte che invece sono il frutto di lunghi mesi di lavoro di esperti europei e nazionali. L’orientamento delle proposte era del resto già emerso sulla stampa da parecchi giorni. Tra l’altro l’impegno della riduzione del 55% è stato ufficializzato alcune settimane fa. Che la Commissione abbia aperto il gioco cercando di coprirsi per quanto possibile dalle critiche degli ambientalisti, è logico e saggio. Difatti gli interessati criticano, ma con moderazione. Che strillino i giornalisti che pure dovevano già sapere tutto, è comprensibile. In fondo devono vendere notizie a lettori già impigriti dal caldo estivo. Che strillino i settori colpiti è anche logico: è il loro mestiere. Lo è molto meno quando parlano ministri responsabili, come Cingolani e Giorgetti. Non si erano posti il problema delle implicazioni quando il governo sottoscrisse l’impegno del 55%? I problemi ovviamente ci sono e vanno affrontati, ma gridando al disastro non fanno altro che diminuire i loro margini negoziali. Dovrebbero piuttosto fare come la Commissione: coprirsi con gli ambientalisti e poi tranquillamente negoziare i compromessi necessari. Sarà comunque un negoziato complicato, ma in cui l’Ue è condannata a riuscire. Se invece la situazione scappasse di mano, anche noi rischieremmo la nascita, come negli Usa, di un forte movimento politico climato-scettico. Sarebbe una iattura che ci è stata finora risparmiata e che spingerebbe persino iper-realisti come me a diventare partigiani di Greta. 
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