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Il bacino del lavoro inutilizzato

È pari al 25% della forza lavoro complessiva secondo Eurostat

Sergio De Nardis 16/07/2021

Il bacino del lavoro inutilizzato Il bacino del lavoro inutilizzato Secondo Eurostat, il grado italiano di inutilizzo del lavoro (misura che include disoccupati, occupati part-time e inattivi disponibili a lavorare) è stato, nel primo trimestre, pari a un quarto (25%) della forza lavoro estesa, un livello 2,5 volte più elevato del tasso di disoccupazione ufficiale (9,8%). In Europa un inutilizzo di lavoro analogo si riscontra solo in Spagna e Grecia, ma in questi casi la distanza dal tasso di disoccupazione è molto più contenuta, segno che nel nostro paese la misura del grado di debolezza del mercato del lavoro sfugge, più che altrove, alla visione fornita dalle statistiche ufficiali.
 
La ripresa in corso incontra dunque un bacino molto ampio di risorse inutilizzate, ereditato dalla stagnazione degli scorsi anni e amplificato dalla crisi della pandemia. Le modeste pressioni salariali (anche lì dove si racconta che non si trovano persone disposte a lavorare) e la leggera accelerazione dell'inflazione (1,3% a giugno, ma solo 0,3% nella componente di fondo) segnalano che il rimbalzo per quanto intenso è lungi dall’eliminare quel gap nell’utilizzo della capacità produttiva che condiziona la crescita italiana da diversi anni. Siamo dunque in ripresa dopo la botta del Covid, ma ancora ben distanti dalle nostre potenzialità produttive.
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Paolo Carnazza 17/07/2021 12:00
Le riflessioni di De Nardis sono, come sempre, acute e stimolanti. La nota ci offre un quadro drammatico del mercato del lavoro ( non molto conosciuto) inerente l’ elevato grado di inutilizzo della forza lavoro.
Due osservazioni:

A) sarebbe interessante esplorare più dettagliatamente, se possibile, questo universo per età, sesso, titoli di studio, aree territoriali;

B) vi è il forte timore che molte di queste persone, che sono fuori dal mercato del lavoro o espulsi a seguito della pandemia, abbiano modeste competenze e possano trovare, quindi, grandi difficoltà a trovare occupazione. Da qui la necessità di incentivare la formazione 4.0 ma nel contempo cercare di ricollocare le persone meno competenti con corsi di formazione ad hoc.