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Le tasse della Yellen

L'amministrazione Biden favorevole alle proposte Ocse sulla tassazione delle multinazionali

Vincenzo Visco 07/04/2021

Le tasse della Yellen  Le tasse della Yellen Non c'è dubbio che la linea di politica economica dell’amministrazione Biden sia fortemente innovativa, e, per quanto riguarda la politica di bilancio, persino rischiosa (inflazione), ma le novità si annunciano anche sul lato delle entrate, dove sono previsti incrementi delle aliquote più elevate dell’imposta sul reddito e anche maggiori prelievi sulle imprese maggiori.
 
E’ in questo contesto che va valutato l’annuncio della Yellen che gli Usa sosterranno l’ipotesi di un’aliquota minima a livello globale per le società per azioni. Non si tratta infatti di una proposta americana, ma dell’adesione americana ad una revisione del sistema di tassazione delle multinazionali cui da tempo sta lavorando l’Ocse, e che l’amministrazione Trump contestava e contrastava. Già nel G-20 di febbraio, coincise con la prima uscita a livello internazionale della Yellen, venne annunciato il via libera americano al primo “pilastro” della proposta Ocse secondo cui le multinazionali sono tenute a redigere un unico bilancio a livello globale per tutte le società facenti parti del gruppo, per far sì che i profitti che non vengono oggi tassati in base al tradizionale sistema della “stabile organizzazione”, vengano redistribuiti tra i diversi Paesi in cui si svolge  l’attività della multinazionale secondo formule di ripartizione predefinite, e quindi tassati con le aliquote proprie di ciascun Paese.
 
Il secondo “pilastro” consiste appunto nell’ipotesi di introduzione di un’aliquota minima per i profitti societari da adottare a livello di G-20. Questo servirebbe ad evitare il dumping fiscale posto in essere oggi da Paesi come l’Irlanda, il Lussemburgo, l’Olanda, ecc. Insieme, i due “pilastri” assicurerebbero rilevanti entrare aggiuntive per buona parte dei Paesi maggiormente sviluppati. Col sostegno deciso degli Usa, vi sono buone possibilità che le misure da molto tempo previste e tuttora in stand by, possano essere finalmente introdotte. Si tratta quindi di un passo avanti importante. Se sarà decisivo dipenderà dai dettagli. Per esempio se l’aliquota unica si limitasse al 15%, il progresso non sarebbe esaltante, se si arrivasse sopra il 20% saremmo invece di fronte ad una modifica sostanziale, forse radicale, del sistema di tassazione delle multinazionali e alla riaffermazione della preminenza del potere politico su quello delle grandi società globali.
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