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La molla dei risparmi

Tra il 2019 e il 2020 gli accantonamenti delle famiglie aumentati del 95%

Sergio De Nardis 02/04/2021

La molla dei risparmi La molla dei risparmi Tra il 2019 e il 2020 il risparmio lordo delle famiglie italiane è aumentato del 95%, passando da 87 a 171 miliardi di euro. Il quasi raddoppio dei risparmi (+84 miliardi) si è verificato in concomitanza con una contrazione dei redditi di quelle stesse famiglie del 2,8% (-2,5% in termini di potere d'acquisto, a seguito della diminuzione dei prezzi) da considerarsi contenuta in confronto alla ben più drastica caduta del Pil (-7,8% in termini nominali, -8,9 in termini reali). I trasferimenti pubblici sotto varie forme (Cig Covid, sussidi, aiuti, ristori, sospensioni di oneri tributari) hanno contribuito a frenare sostanzialmente la caduta dei redditi familiari. Al contempo, le famiglie hanno ridotto i loro consumi molto di più della caduta dei redditi (dell'11% in termini nominali) perché la pandemia ha condotto a spendere meno per scelta (comportamenti prudenziali), per obbligo (chiusure) e per complementarietà (si è comprato meno anche ciò che era sicuro e di libero accesso: se non si va al ristorante e non si viaggia non si acquistano vestiti e auto).
 
Il reddito non consumato è stato semplicemente accantonato (depositi bancari) in attesa di essere liberato quando verranno tempi migliori. E' evidente, quindi, che vi è nell'economia (non solo nella nostra) una molla di ripresa endogena (l'eccesso di risparmio del 2020 sul 2019 è pari a circa il 5% del Pil) che è pronta a scattare quando la vita si normalizzerà. Certo, su domanda le famiglie rispondono oggi che rimarranno comunque prudenti in particolare in alcune tipologie di spesa. Ma lo shock della pandemia è ancora presente. La storia dovrebbe indicare che le capacità di rimbalzo dopo eventi catastrofici, che obbligano a comportamenti forzati, possono risultare più forti di quelle che vengono presunte quando ci si trova ancora nel bel mezzo dello shock catastrofico.
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Paolo Carnazza 06/04/2021 10:04
La nota di De Nardis evidenzia un problema strutturale, legato alla creazione di “risparmio forzato” (o “precauzionale) generatosi a seguito della chiusura di molte attività produttive e dell’elevato clima di persistente e diffusa incertezza attribuibile alla pandemia. Dopo la fine della crisi (in realtà ancora lontana dal delinearsi), secondo De Nardis, ci si può attendere un rimbalzo dei consumi elevato e sensibilmente più forte di quanto attualmente previsto trovandoci “ancora nel mezzo dello shock catastrofico”. Al di là del fatto che una forte ripresa dei consumi, finora troppo repressi, soprattutto riguardo alle spese di ristorazione e dei viaggi, sarebbe auspicabile per risollevare molti settori produttivi, un’importante domanda da porsi, riprendendo spunto da un recente convegno organizzato da Intesa San Paolo, è come trasformare il risparmio, incagliato in depositi bancari infruttuosi, da fattore di ristagno a fattore di ripresa dell’economia.

Riguardo a quest’ultimo aspetto, tre potrebbero essere le strade da percorrere:

a) convogliare una parte del risparmio verso l’acquisto di titoli pubblici di medio lungo/termine ad hoc, finalizzati cioè ad una precisa finalità (ad esempio finanziamento di opere infrastrutturali, edilizia scolastica e sanitaria, etc.) offrendo ai risparmiatori incentivi e/o premi di fedeltà;
b) indirizzare quote di risparmio verso l’economia reale attraverso l’acquisto di titoli obbligazionari aziendali (ad esempio Mini Bond, PIR) o di quote societarie di startup e PMI innovative (favorito, quest’ultimo acquisto, dai robusti incentivi fiscali a favore delle persone fisiche e giuridiche);
c) trasformare una parte del risparmio in “consumo volontario” verso beni e servizi acquistabili anche durante la pandemia come i beni per la casa, automobili, strumenti informatici, vestiti, etc. Questo aumento della domanda potrebbe verificarsi grazie alla consapevolezza da parte di chi ha potuto risparmiare di poter dare un piccolo contributo da subito generando un circolo virtuoso alimentato da maggiori consumi, una più elevata crescita dell’economia e dell’occupazione, maggiori consumi e investimenti. Al contempo, incentivi statali e politiche di sconto da parte delle imprese, accompagnati da una politica di “moral suasion” volta all’acquisto di determinati beni e servizi (preferibilmente nazionali), potrebbero rappresentare ulteriori fattori di crescita per il nostro sistema economico.