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Come aumentare l'occupazione femminile

Asili nido e smart working per consentire a più donne di lavorare e avere figli

Riccardo Illy 31/03/2021

Come aumentare l'occupazione femminile Come aumentare l'occupazione femminile Oltre ai noti problemi che zavorrano l’economia italiana (calo della popolazione, debito pubblico e burocrazia) ve n’è uno che potrebbe essere trasformato in opportunità. Contribuendo pure alla soluzione del primo dei macro-problemi. Mi riferisco al basso tasso di partecipazione femminile al lavoro. Il tasso di occupazione italiano è, alla fine del III trimestre 2020, pari al 58%; oltre che dalla negativa influenza della crisi sanitaria/economica il dato è pesantemente penalizzato dal divario, quasi il 20%, fra occupazione maschile e femminile. Quest’ultima è fra le più basse fra i paesi della UE o più in generale fra quelli occidentali. L’offerta di posti negli asili nido non arriva al 25% della domanda massima potenziale; questo spiega perché molte lavoratrici, che non saprebbero dove lasciare i figli, rinuncino a lavorare. La Francia, che è un modello di qualità dei servizi per l’infanzia, ha un tasso di occupazione femminile molto più alto (62%); il divario uomini/donne è circa un terzo del nostro. Utilizzare parte dei fondi Next Generation EU per aumentare drasticamente l’offerta di posti nei nidi e soddisfarne la domanda, produrrebbe un netto aumento dell’occupazione femminile (diretto per l’assunzione delle maestre e indiretto per la nuova occupazione liberata), dell’occupazione complessiva e infine del Pil.
 
Nel male della pandemia abbiamo inoltre scoperto che grazie alla tecnologia digitale (implementata per l’occasione) molti lavori “di concetto” possono essere svolti da casa, con soddisfazione del lavoratore e del datore di lavoro. Stando a casa, però, è possibile per uno dei genitori fare anche quello che non può fare stando in ufficio; accudire i figli. Con adeguati aggiustamenti tecnologici, giuridici e contrattuali il lavoro da remoto consentirebbe a molte persone, soprattutto donne, di lavorare. Entrambe le misure, infine, avrebbero anche l’effetto reciproco di consentire alle lavoratrici, che oggi non saprebbero dove lasciare i figli, di averne. Con possibile beneficio per il tasso di natalità che, con 1,3 figli per donna, ci vede penultimi al mondo prima del Giappone.
 
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