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Le conseguenze del Ngeu

Draghi ha prefigurato la creazione di un vero bilancio federale europeo

Marcello Messori 29/03/2021

Mario Draghi in un Consiglio Ue Mario Draghi in un Consiglio Ue A margine del Consiglio europeo di giovedì scorso il presidente Draghi ha reso esplicita la posta di medio periodo che l'Unione europea può vincere grazie a Next Generation-EU (NGEU). Se quest'ultima iniziativa avesse successo e si trasformasse in uno strumento ricorrente di politica fiscale accentrata, la Commissione dovrebbe procedere - per conto dell'Ue - a ripetute emissioni di titoli di debito, garantiti dai bilanci pluriennali e parzialmente coperti a scadenza da nuove entrate (le cosiddette "risorse proprie"). Le conseguenze sarebbero almeno tre. Primo: il volume crescente di titoli europei di debito getterebbe le basi per quel processo di unificazione fiscale, destinato a sfociare in un ministero europeo delle finanze. Secondo: la connessa esigenza di reperire nuove "risorse proprie" imporrebbe leve accentrate di tassazione che sono l'anticamera di una federazione politica. Terzo: i titoli europei di debito sarebbero attività finanziarie "quasi-sicure" (safe asset); e la presenza di tali attività realizzerebbe una condizione cruciale per la costruzione di un mercato finanziario unico, ossia non segmentato in comparti nazionali e non dominato dal settore bancario.
 
Queste conseguenze renderebbero realistici obiettivi europei che, oggi, appaiono velleitari: creare assetti economico-finanziari favorevoli alle innovazioni digitali e ad altre riorganizzazioni produttive, così da colmare i ritardi accumulati rispetto agli Stati Uniti e alla Cina; accrescere la sostenibilità dei debiti pubblici nazionali, facilitando convergenze fra gli Stati membri; rafforzare i margini di autonomia economica dell'Unione da utilizzare per nuove forme di cooperazione internazionale. Tuttavia, il verificarsi di un quadro del genere poggia su una condizione necessaria: il successo di NGEU o, per essere più crudi, la capacità di predisporre un Piano nazionale compatibile con le regole europee e realizzabile nei tempi previsti da parte del maggiore beneficiario dell'iniziativa, ossia l'Italia. Anche se la posta in gioco è altissima e il tempo è molto limitato, le nostre competenze sono in campo. Non ci resta che aspettare con vigile fiducia.
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