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Come (e quando) riattivare il Patto di stabilità

Il problema dei prestiti del Ngeu che creeranno nuovo debito

Sergio De Nardis 18/02/2021

Paolo Gentiloni e Ursula von der Leyen Paolo Gentiloni e Ursula von der Leyen La Commissione europea deciderà la prossima primavera se proporre, a partire dal 2022, la riattivazione delle regole fiscali previste dal Patto di Stabilità e Crescita. Lo farà anche in funzione delle previsioni macroeconomiche che verranno diffuse a inizio maggio. Già a inizio marzo, tuttavia, la Commissione darà indicazioni sull'interpretazione della General Escape Clause e sulle condizioni che potrebbero portare a un suo superamento. Si tratta quindi di un processo decisionale che avverrà a cavallo dell'elaborazione del nostro Def e che rischia di creare incertezza regolatoria in una fase delicata di programmazione finanziaria. Ricordiamo che il precedente governo si era dato l'obiettivo di far scendere il rapporto debito/Pil ai livelli pre-Covid entro il 2030. E' un obiettivo non coincidente con quello derivante dall'applicazione delle regole vigenti, la cui letterale riproposizione imporrebbe aggiustamenti ben più drastici con effetti depressivi per l'economia. Quindi cosa attendersi? La risposta a questa domanda apre un ventaglio di ulteriori interrogativi.
 
Se la ripresa del 2022 si prospetta a un ritmo adeguato, le regole torneranno. La transizione sarà probabilmente graduale per evitare contraccolpi negativi su economie che devono risollevarsi dal profondo fosso in cui sono cadute. Ma transizione verso quali regole? Prima del Covid, la discussione era aperta in Europa sulla riforma della governance fiscale, con un'evidente tendenza a dare un ruolo centrale alla cosiddetta regola della spesa nella presunzione (ottimistica) di una sua maggiore chiarezza e applicabilità. Si ripartirà da lì e con quale velocità avverrà il cambiamento? Inoltre, sono in ballo i fondi del NgEu per favorire ripresa, resilienza e cambiamento strutturale dei paesi membri. Una parte di questi fondi sono prestiti e creano debito. Proprio per questo alcune economie hanno deciso di non accedere a questa parte dei fondi. L'Italia, invece, lo farà (per una cifra di circa 40 miliardi destinati a finanziare interventi aggiuntivi rispetto a quelli già decisi). Come verrà trattato questo extra-debito verso cui la stessa Ue spinge per il rilancio della crescita? La sua correzione dovrà passare per le forche caudine delle regole (vecchie o nuove) contraddicendo la funzione di stimolo che ne giustifica l'accensione?
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