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Gli effetti del Pnrr sul Pil

Corretta in aumento la stima della prima bozza: da più 2,3 a più 10 nel 2026

Sergio De Nardis 13/01/2021

Gli effetti del Pnrr sul Pil Gli effetti del Pnrr sul Pil Tra i molti cambiamenti, forse non tutti in meglio, della versione finale del PNRR c'è almeno la correzione dell’errore di presentazione, che era stato evidenziato su Inpiù, circa l'effetto macroeconomico del piano. Dalla nuova versione si evince che il Pil nel 2026 sarebbe più alto del livello che si raggiungerebbe in quello stesso anno in assenza di stimolo non del 2,3%, come era stato prima detto, ma di circa il 10. Si deduce, infatti, dal nuovo testo che per quantificare l'impatto cumulato nell’anno finale occorre sommare gli scostamenti percentuali dei tassi di crescita annuali, tra il 2021 e il 2026, rispetto allo scenario base. La revisione è dovuta a questa correzione di presentazione e non dipende, se non in misura molto marginale, dalla dimensione più ampia dei fondi europei e dal fatto che una quota più elevata venga destinata a investimenti pubblici.
 
Tenuto conto dell'entità del piano considerato nella simulazione (intorno ai 160 miliardi), ne consegue che secondo la stima governativa ogni euro di maggiore spesa effettuata con i fondi europei darebbe luogo a un Pil più elevato di 1,1-1,2 euro a fine periodo. Si tratta di un'ipotesi di moltiplicatore accettabile sulla carta, date le stime dei modelli macroeconomici sui moltiplicatori fiscali. L'effetto per l'economia italiana sarebbe dunque rilevante a conferma della grande opportunità rappresentata da NgEu, cosa che assolutamente non scaturiva dal vecchio piano. Perché questo effetto si traduca in realtà occorre che il piano sia realizzato efficacemente incidendo non solo sulla domanda, ma anche sul Pil potenziale altrimenti lo stimolo si riverbererà in parte in inflazione. Infine, è anche da rilevare come la nuova versione del PNRR sembri recepire la critica circa la quantificazione dell’impatto macroeconomico delle riforme strutturali, rinunciando saggiamente a presentare al riguardo stime poco credibili perché soggette a margini di incertezza ben più ampi di quelli che già caratterizzano i normali moltiplicatori fiscali.
 
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