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Il bitcoin nel 2020, anno di “rottura”?

E' ormai accettato da importanti soggetti finanziari

Andrea Battista 12/01/2021

Il bitcoin nel 2020, anno di “rottura”? Il bitcoin nel 2020, anno di “rottura”? Il bitcoin, “dominatore” del mondo delle c.d. criptovalute, è stato uno degli asset più redditizi del 2020, imponendosi prepotentemente sulla scena come bene “rifugio” a potenziale alto rischio e alto rendimento. Certo, il fenomeno delle digital currency delle banche centrali aiuta, anche se queste sono tutt’altra cosa perché il bitcoin, come tutti i crypto asset, non è garantito da attivi di alcun soggetto né pubblico né privato e fonda il proprio valore sul mix di fiducia nell’asset e scarsità relativa del medesimo. Questa convergenza si esprime sia a livello mediatico – confondere le due cose è facile per i più – che infrastrutturale (pezzi della macchina saranno condivisi tra bitcoin e digital currency, in particolare il portafoglio digitale del singolo investitore).
 
Ma il dato di rendimento non è l’eredità più importante dell’anno che si è da poco concluso. Le performance vanno e vengono, mentre vi sono cambiamenti strutturali che sono lì per restare. In primis, noti leader del mercato dei pagamenti digitali hanno deciso di “accettare” il bitcoin nell’ambito della loro infrastruttura, tra questi Paypal è solamente il più noto. In secondo luogo, diversi investitori e gestori di asset hanno preso per la prima volta posizioni importanti sull’asset, altri stanno offrendo servizi e prodotti legati al bitcoin, Fidelity tra tutti e in Italia Banca Sella e Banca Generali. I gestori più evoluti hanno così iniziato a tempestare i loro uffici compliance per ammettere l’asset nelle posizioni dei clienti importanti.
 
Gli investitori istituzionali sono dunque il segno del profondo game changer. L’effetto del tipo “scoppio di bolla dei tulipani” è un tipico fenomeno retail. I profeti di un crollo prossimo venturo, con in prima fila il solito Nouriel Roubini, cominciano a diminuire. Se il bitcoin diventerà un asset decorrelato, funzionale in maniera generalizzata all’allocazione di portafoglio per quote anche piccole, sarà la svolta. Potrà salire o scendere di valore ma continuerà ad esistere.
 
Restano rischi importanti, aldilà della naturale e ovvia volatilità. L’ hackeraggio del sistema, giudicato impossibile dai fan più esperti tecnicamente, sarebbe ovviamente
catastrofico. Anche il rischio regolatorio non può certo essere considerato limitato, visto il livello di “scrutinio” cui sarà sempre più soggetto il mondo delle criptovalute da parte delle autorità finanziarie mondiali. Ma il gioco è cambiato: il bitcoin è ora un asset globale con elevati rischi, elevati rendimenti e rilevante decorrelazione. Quindi un pezzo del sistema e non il suo “disruptor”. Ancora una volta il mondo digitale può vincere quando viene assimilato dal sistema e non quando si rivolta contro di esso minacciando la sua “distruzione”.
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