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Paradossi italiani, record di disoccupati e di posti vacanti

La percentuale di lavori che non si riesce a coprire Ŕ risalita all'1,1%, soprattutto nelle Pmi

Claudio Di Donato 23/12/2020

Paradossi italiani, record di disoccupati e di posti vacanti Paradossi italiani, record di disoccupati e di posti vacanti Nemmeno la profonda depressione economica provocata dalla pandemia ha scalfito l’atavico problema italiano dei posti vacanti nel sistema produttivo. Le richieste di personale da parte delle aziende non trovano risposte positive in un terzo dei casi. Le ultime stime Istat indicano che nel terzo trimestre la percentuale di posti vacanti è risalita all’1,1% dopo aver toccato il minimo dello 0,5% nel primo trimestre causa lockdown. La criticità è particolarmente avvertita nelle micro imprese (quelle sotto i 10 dipendenti) che rappresentano il 28,6% del totale delle posizioni lavorative ma quasi il 40% dei posti vacanti. La soluzione richiede il varo di politiche attive efficaci e un profondo ripensamento dei percorsi formativi, partendo dai banchi delle scuole. Manca una vera piattaforma per incrociare offerta e domanda di lavoro oltre a risorse adeguate che hanno ancora una incidenza poco più che marginale sugli stanziamenti a favore del lavoro. Anche sulla formazione la devoluzione delle competenze alle Regioni rappresenta l’ennesima criticità della riforma del titolo V. Polverizzazione delle iniziative e mancanza di coordinamento.  Molto spesso si osservano iniziative formative il cui principale obiettivo è come impiegare i fondi comunitari piuttosto che rispondere alle vere esigenze di competenze dal mondo del lavoro.
 
Anche gli istituti contrattuali contribuiscono a non agevolare i percorsi formativi, oltre all’uso improprio di una serie di strumenti. Ad esempio il nuovo Fondo competenze coinvolge in modo improprio i Fondi interprofessionali che per espressa indicazione normativa possono intervenire soltanto a sostegno dei piani di formazione professionale continua e non per integrare le retribuzioni dei lavoratori. Si assiste alla continua marginalizzazione del contratto di apprendistato. Nella legge di bilancio la decontribuzione per i nuovi contratti a tempo indeterminato non si applica all’apprendistato. Ma non solo. Non possono godere del beneficio i giovani lavoratori che abbiano avuto un precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Da decenni si parla di un raccordo tra sistema scolastico e mondo dell’impresa. L’alternanza scuola-lavoro addirittura era un obbligo introdotto dalla riforma del 2015, ma i risultati sono meno che modesti per gli istituti professionali, inesistenti per i licei. Da riforme a metà e politiche frammentate non potevano attendersi risultati diversi.
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