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Investire in infrastrutture dopo la pandemia

I tassi bassi spingono verso la ricerca di alternative che assicurino ritorni decenti

Andrea Battista 22/12/2020

Investire in infrastrutture dopo la pandemia Investire in infrastrutture dopo la pandemia  
E’ ormai fuori discussione che una significativa domanda privata di investimento in infrastrutture – ossia offerta di risorse finanziarie per progetti a medio e lungo termine - esista nell’Italia di fine 2020. Lo scenario di “low for long” che i tassi di interesse hanno assunto ha accelerato e consolidato un trend che preesisteva e che non riguarda solo le infrastrutture ma anche altre asset class come il private debt. In altri termini, esiste una domanda di asset che, per modalità e flussi di remunerazione del capitale investito, richiama i vecchi e cari bond (pubblici e privati), che navigano ormai nelle acque dei rendimenti negativi, nulli o quando va bene infimi, senza che si possa vedere alcun approdo. Tra i soggetti che possono esprimere questa domanda, vengono subito in mente le compagnie di assicurazione, da ultimo l’iniziativa annunciata da Generali. Ma altri investitori istituzionali, come casse previdenziali e fondi pensione, hanno esigenze simili, patrimoni importanti, scarse alternative e fame di ritorni decenti per le loro (anch’esse socialmente rilevanti) finalità istituzionali.
 
Questa dinamica preesiste la pandemia, come accennato. Negli ultimi anni è però mancata l’offerta di progetti in cui investire, ossia la domanda di fondi, non l’offerta. I limitati investimenti effettuati in infrastrutture dai soggetti citati sono quindi finiti soprattutto in altri mercati, per il tramite di fondi di investimento dedicati. Qui emerge l’occasione del c.d. Recovery Fund per “accendere la miccia” dell’investimento in infrastrutture – tra le altre cose – attivando un meccanismo virtuoso fatto anche di cofinanziamenti privati, che darebbero credibilità e sostenibilità al processo di investimento infrastrutturale. Ancora una volta la lezione appare chiara: serve identificare presto e bene le cose da fare, i progetti infrastrutturali ad alto rendimento economico e sociale - come ha detto tra l’altro Mario Draghi nella sua intervista al Corriere. Altrimenti l’investimento ci sarà comunque – perché richiesto dalle loro non derogabili finalità istituzionali - ma si direzionerà verso altri paesi europei.
 
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