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Piano di Ripresa per il Sud

...un treno da non perdere

Giuseppe Roma 25/11/2020

Piano di Ripresa per il Sud Piano di Ripresa per il Sud Continua e si aggrava, con la pandemia, lo scivolamento delle regioni meridionali sia sotto il profilo sociale che produttivo. Ce lo ricorda la Svimez che resta uno dei pochi interpreti della realtà italiana capace di coniugare la serietà scientifica con una riconosciuta sensibilità civile. Si consuma un doppio divario territoriale del Sud verso il Centro-Nord in Italia, ma anche del nostro paese verso i paesi più avanzati d’Europa. Se aggiungiamo, infatti, le conseguenze sull’economia di Covid-19 a quelle, non ancora totalmente smaltite, delle due crisi finanziarie, il Pil meridionale, a fine 2020, risulterebbe inferiore del 18% a quello del 2007, quello del Centro-Nord dell’11%. L’Italia nel suo complesso starebbe sotto di circa il 10%, sempre rispetto al 2007, a fronte di incrementi ancora a due cifre dei nostri partner europei. Una situazione da cui potremmo risollevarci con le risorse che verranno rese disponibili grazie all’European Recovery and Resilience Facility. La Svimez stima che una maggiore allocazione di investimenti (quota a fondo perduto) nel Sud, grazie a un moltiplicatore più elevato, porterebbe maggiori benefici alla crescita complessiva del paese. Una valutazione che non supera la divergenza d’opinioni in merito alle interdipendenze Nord/Sud e ai modi più efficaci per far ripartire un’economia duale: rafforzando le aree trainanti o, al contrario, riequilibrando quelle più deboli?
 
Non mancano, poi, incertezze sugli obiettivi che per il Sud dovrebbero riguardare prevalentemente le infrastrutture sociali, dalle reti digitali e per la mobilità a scuola e sanità. Il Piano nazionale resta ancora piuttosto nebuloso, e non si può escludere venga catturato da troppi interessi particolari che ne ridurrebbero la capacità di trasformare significativamente il contesto territoriale del Sud. Oltre alle linee d’intervento, dovrebbero prioritariamente essere individuati i protagonisti per una stagione di cambiamento. Un problema che riguarda i soggetti attuatori, ma anche la convinta partecipazione delle comunità locali. Quanto a operatività, delle decine di miliardi disponibili nei già operanti programmi europei ’14-’20, ad agosto 2020 l’avanzamento finanziario evidenziava uno smilzo 39%, segnalando gravi inefficienze gestionali da superare.  E poi, una maggiore offerta di servizi sociali dovrebbe basarsi anche su comportamenti più orientati all’etica dello sviluppo, che non allo sfruttamento di posizioni di rendita, spesso peraltro al ribasso. Il Sud, insomma, è a un crocevia decisivo, forse l’ultimo treno per ripartire. Da non perdere.
 
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